Il 26 febbraio arriva “Inganno letale”, segnatevi questa data.

Avevamo lasciato la nostra Phoebe Stone con una situazione più grande di lei da affrontare e colpi di scena che ci hanno lasciato letteralmente senza parole. La mia curiosità verso questa trilogia è nata casualmente, cercavo un ebook da leggere e mi sono imbattuta in questo circa un anno fa. Da quel momento in poi è nata una smania. La smania di approfondire sempre di più la storia di questa ragazza dolce, ma dalla scorza dura. Dopo i primi due volumi, intitolati Inganno Globale ed Inganno Fatale (clicca qui, per le recensioni ai due libri), finalmente l’attesa è finita: il 26 febbraio 2016 uscirà la prima parte del terzo volume della Trilogia degli Inganni e sarà intitolato Inganno Letale

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Titolo: Inganno letale
Autore: Brenda Mill
Numero di pagine: 280
Prezzo: 0,99€
Anno di pubblicazione: 2016
Editore: Self-Publishing
Genere: Romantic Suspense

SINOSSI
Inganno letale (La trilogia degli inganni #3)
La realtà ha sempre due facce.”

Il bene e il male, la verità e l’inganno, l’inizio e la fine, stanno per unirsi.
L’amore è un puzzle complesso in cui i nemici che l’ostacolano si incastrano magistralmente.
Lord Black vince. Vince sempre.
Le regole del gioco non esistono, non sono mai esistite.
La sua vita è una fitta rete d’intrighi in cui lui stesso rischia di rimanere imbrigliato. Il capo della confraternita più discussa di Manhattan, infatti, ha rinunciato alla sua maschera con tutti i rischi a cui il gesto lo espone. Kendra Stevenson ha deciso di schierarsi con il partito dalle vittorie sicure. Tutti gli equilibri stanno per essere alterati. Le vite dei membri dell’alta società saranno sconvolte. Phoebe Stone intraprenderà il viaggio più importante di tutti che la legherà a doppio filo a ben quattro vite. Ecco esplodere una vera e propria guerra senza esclusione di colpi per salvare il bene più prezioso di tutti… A quale compromessi si è disposti a scendere per difendere la propria famiglia? E soprattutto quanti chilometri separano Phoebe, Daniel e Dereck dalla verità sulla più spietata confraternita newyorchese? Cosa si nasconde dietro la profezia? E soprattutto chi?
Ai vertici della bene vixit qui bene latuit manovra un losco soggetto che vuole insediarsi sulla poltrona più importante di tutte. Tra cadute e rinascite si combatte sino alla morte, la più infida e spietata dei nemici a cui porre rimedio.

Primo estratto

“Mi tuffo sotto il getto d’acqua bollente e strofino i capelli con tutta l’energia che ho in corpo. Perché Phoebe mi ha lasciato da solo in un momento del genere? Anche io ho dei demoni da combattere. Dio solo sa quanto sto male. È una sensazione strana e allo stesso tempo devastante. So di essere un disastro con le parole, non amo sprecarle. Il mio pensiero, infatti, viene spesso frainteso. Che strano essere emarginato tra gente convinta di comprenderti. Tutta la mia gioventù sta trascorrendo così… Un po’ troppo in fretta per afferrare gli eventi lieti e un po’ troppo tardi per evitarne quegli infausti. E alla fine di tante ricchezze che cosa mi resta?
Il nulla.
Tutto ciò che è materiale non serve alla felicità, l’arricchisce soltanto, la colora.”

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Secondo estratto
“«Lasciami, lasciami!»
«Questa volta no, rassegnati principessa.»
«Vaffanculo Dereck, io non sono una principessa. Vedi un lieto fine scritto da qualche parte? Qualcosa per cui valga la pena sorridere e andare avanti?»
«Adesso no, c’è ben poco da sperare, ma in futuro… E poi è ora di dirti la verità: le principesse non sono mai felici, ecco perché ti chiamo così… » conclude baciandomi la fronte e mettendo in moto l’auto.”

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Non perdete altro tempo, correte ad acquistare il primo ed il secondo volume. La storia di Phoebe Stone non può mancare nella vostra libreria digitale.

CLICCA QUI per visionare il book trailer di Inganno Globale e Fatale.
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CLICCA QUI per leggere l’intervista a Brenda Mill, l’autrice della Trilogia degli Inganni.

Pretty Little Liars Vs. Scream: The TV Series

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Ad alcuni giorni dal season finale di Scream e dalla morte del suo creatore Wes Craven, scrivo per tentare di mettere a confronto questa serie con un’altra che, in fatto di misteri, ci ha fatto teorizzare, ipotizzare e costruire castelli – più o meno credibili – in aria: Pretty Little Liars.

Seguivo – e seguo ancora – la pagina italiana di PLL, che segue la programmazione americana, quando un giorno gli amministratori consigliarono una nuova serie tv che sarebbe iniziata di lì a poco, ovvero Scream, per chi avesse voluto continuare ad essere “torturato” dalle teorie e dai misteri da buoni e bravi masochisti, nell’attesa del ritorno della prima parte della stagione 6 (che, per la cronaca, è già conclusa e, sì, sappiamo finalmente chi diamine sia A!!!).

La struttura dei due telefilm è diversa. Pretty Little Liars nel corso delle stagioni, grazie agli ascolti da capogiro (uno degli show più seguiti sulla abcFamily), si sia imbarcata in un viaggio che l’ha portata ad essere sovraccaricata da storie, personaggi minori, misteri più o meno importanti. Il tutto perché, parliamoci chiaro, Marlene non sapeva chi cavolo sarebbe dovuta essere A. A parte le prime due stagioni, di cui era chiaro nella sua testolina che Mona sarebbe stata la stalker, dopo le teorie si sono infittite e la King ha iniziato a sparpagliare qui e là indizi un po’ su tutti. Questa scelta è stata , a mio parere, una furbata per potersi tenere aperte più possibilità di scelta, non avendo palesemente le idee chiare su chi sarebbe dovuto essere il secondo criminale della serie e tentando in aggiunta, a giochi finiti, di arrancare scuse sulle motivazioni. Inoltre, il tutto è stato sviscerato nell’ultimo episodio, la 6×10, un episodio di 42 minuti – nemmeno uno speciale di 1h e poco più – concludendo così la faccenda. Tant’è che poi, già in questo episodio si vede il salto temporale che verrà affrontato nella 6b. 

I produttori della serie tv di Scream hanno studiato bene come costruire la prima stagione (come d’altronde lo era stata la prima stagione di PLL). Nel momento in cui si è parlato di un telefilm su Scream, pietra miliare del genere horror, nato per mano del compianto Wes Craven, non tutti erano eccitati da ciò; molti temevano che non avrebbe potuto reggere il confronto. Le storie dei due non hanno nulla a che fare tra loro, non c’è nessuna Sidney Prescott: c’è Emma, figlia di “Daisy”, 20 anni prima vicina di casa dello sfigurato Brandon James, il quale, a causa dei genitori che si vergognavano di lui e dei coetanei che lo consideravano strambo, uccise degli studenti del liceo di Lakewood. Brandon James venne ucciso, ma dopo 20 anni Emma inizia a ricevere delle telefonate da una voce anonima, la quale le dice che tutto era iniziato con Daisy e tutto sarebbe finito con lei. Negli episodi si susseguono misteri, decessi e teorie dei fan.

Chi è l’assassino? Non è stato difficile dire chi fosse, personalmente, dopo la formazione ricevuta da PLL e dai dubbi su tutto e tutti, ho iniziato a puntare su di lei già dalla 1×02. Personalmente trovo che ci fossero indizi piuttosto chiari su chi potesse essere l’assassino, quindi, nonostante me l’aspettassi, è stato bello seguire la serie. Un momento di tranquillità, teorie senza troppi scervellamenti, una serie horror con effetto distensivo e, in parte, rilassante.

Infine, il titolo del post può essere fuorviante, perché in realtà non preferisco l’una all’altra. Nonostante su PLL ci sono stati alcuni alti e bassi dovuti alla troppa carne sulla brace, non ci posso fare nulla, sono affezionata alle liars perciò sarò sempre incuriosita dalle vicende di queste ragazze. Per ciò che riguarda Scream, attendo la nuova stagione con i relativi sviluppi.

Quello che i libri trasmettono

L’84a notte degli Oscar è ormai trascorsa i premi sono stati tutti assegnati, qualcuno sarà rimasto deluso per non averlo ricevuto, altri si saranno aggregati felicemente ai festeggiamenti dei vincitori, altri ancora stringeranno ancora la statuetta con gli occhi umidi.
Anch’io ho gli occhi umidi dopo aver guardato il corto d’animazione a cui è stato assegnato l’Academy Award, The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore di William Joyce e Brandon Oldenburg.

Ho dovuto stropicciare gli occhi perché ad un certo punto la mia vista non era più limpida, ma opacizzata dalle lacrime, dai sentimenti che emergevano. Chi ama i libri e ciò che essi sono in grado di trasmetterti sarà toccato da questa bacchetta magica che è il cinema d’animazione.

Spiegati con delicatezza c’è tutto il necessario in soli 15 minuti, nessuna parola, solo immagini e musica. Un mix di eventi attuali, storie irreali e non e un Buster Keaton ridisegnato per questo corto.
Non ho visto gli altri corti in concorso, ma non appena ho guardato questo su youtube (perché i creatori lo hanno reso disponibile sul web) mi sono innamorata a prima vista, un colpo di fulmine, un fulmine a ciel sereno.

Vi auguro di provare quello che ho provato io guardandolo e cioè tanta tanta gioia, delicatezza e amore per la cultura, amore per i libri, amore per la speranza.
Buona visione!

Carla Valentini

Ps: fate un salto anche qui, ci sono diverse cose interessanti:
www.morrislessmore.com

Le donne sono isteriche

Ogni epoca vive i propri cambiamenti, assiste allo sviluppo di nuove tecnologie, si stupisce nel vedere cose che mai avrebbe creduto possibili. Ogni epoca vive periodi di meraviglia e di sorpresa scientifica considerevoli.

E’ quello che succede in Inghilterra, precisamente nella Londra del 1880 raccontata nel film diretto da Tanya Wexler, dove scorrono sullo schermo le vicende, molto romanzate, relative agli anni giovanili del famoso medico inglese Mortimer Granville,  l’inventore dell’antenato dell’odierno vibratore, interpretato dall’attore Hugh Dancy, con sullo sfondo una pudica Londra di epoca vittoriana, periodo in cui le donne vivevano per fare da balia a mariti e bambini, occupandosi delle faccende domestiche, ascoltando gli altri piuttosto che i loro pensieri.

Il giovane Granville passa da un ospedale all’altro, supportando i nuovi progressi della medicina e le nuove scoperte scontrandosi spesso con personaggi conservatori legati ai grandi del passato, perciò il più delle volte si ritrova da solo con le sue idee e senza lavoro. Mentre ne cerca un altro, si imbatte in casa del dottor Dalrymple, interpretato da Jonathan Pryce, che si occupa di risolvere i casi di isteria nelle donne (esclusa dall’elenco delle malattie mentali appena nel 1952), curandole con dei massaggi alla vulva (rimedio suggerito da Galeno). Anche perché si pensava che una delle cause generatrici di quest’isteria fosse la repressione o l’insoddisfazione sessuale che le donne vivevano in quell’epoca. Questa è una pratica medica che non rischia di uccidere nessuno e la fila delle clienti cresce sempre più, quasi fosse un’ossessione.

Ad arricchire la portata principale c’è un serio e divertente Rupert Everett, sorta di mecenate di Granville, che nel suo studio spende soldi e cerca di inventare e costruire oggetti tecnologici tra cui un telefono, un mangia polvere, e altro ancora.

Jonathan Pryce, Rupert Everett e Hugh Dancy durante la testazione del vibratore elettrico

Il medico si infatua della figlia, perfetta futura moglie, di Dalrymple, donna amante della musica e delle arti, anche se questi è attratto dalla pazzia, dalla gentilezza, dalla generosità e determinazione della sorella socialista di quest’ultima, interpretata da un’intensa Maggie Gyllenhaal, che vuole contribuire a cambiare la situazione della donna, supportando l’equità dei sessi in ogni campo e aiutando con ogni suo mezzo i poveri accudendo i figli in una piccola aula e gestendo una mensa.
E’ una commedia divertente, fine, che riesce a fare ridere senza cadere nelle volgarità che un tema del genere potrebbe far sorgere sulle bocche maliziose della gente media; una commedia che nasconde  dietro di sé un ritratto pungente dell’epoca.
Temi leggeri e pesanti trattati con eleganza e sobrietà.

Io e il mio compagno siamo usciti dalla sala soddisfatti, anche perché questo trailer non ha mentito, non ci ha raccontato bugie, non ci ha né illuso né deluso. Quello che percepisci assaporando quei pochi minuti, te lo godi per un’ora e quaranta, scoprendo anche molto altro di interessante.

Carla Valentini

Che ne dici di un San Bernardo?

Non ho letto molto di Stephen King, a dir la verità solo un libro “Rose Madder” e il prossimo che desidero leggere è “La bambina che amava Tom Gordon”.

Nonostante io sia una grande amante degli animali, dei cani in particolare, non avevo mai sentito parlare, fino a poche settimane fa, di Cujo. Non sapevo che esistesse un cucciolone peloso di San Bernardo con questo nome. Quindi su esortazione di diverse persone l’ho guardato.

Il film è del 1983 ed è ambientato nel 1980, l’anno in cui si svolge la trama del romanzo. Il tutto inizia in maniera molto lenta fino a quasi la metà del film perché il regista, Lewis Teague, cerca di dare una spiegazione dettagliata, non riuscendoci, e barbosa la situazione familiare dei protagonisti, Donna e Vic Trenton e il loro figlioletto Tad. Non posso fare un confronto con il libro, però spero solo che nel romanzo non ci sia stato lo stesso tentativo fallimentare di voler apporre una cornice familiare al fulcro della storia, perché un film deve essere ben costruito in ogni sua parte, anche nei dettagli non così importanti. Nel film sembra che registi e sceneggiatori abbiano fatto una sintesi del passato della famiglia in maniera superficiale senza approfondire alcun che.

Lui è un pubblicitario, lei casalinga e il figlio frequenta la scuola elementare. Il rapporto dei genitori sta vivendo un momento infelice, Vic, il marito, ha scoperto che Donna lo tradisce.

Poco più in là, c’è Cujo, un San Bernardo gentile, docile e amico dei bambini, che vive in campagna con i suoi padroni Joe Camber e il figlio Brett. In una bella giornata Cujo intravede un piccolo coniglio selvatico e inizia ad inseguirlo. Questo inseguimento lo porta infine ad inserire la testa in un buco nel terreno pieno di pipistrelli, che si spaventano con l’abbaiare del cane. Uno di questi lo morde sul naso, facendo del male al piccolo grande Cujo. In questo modo contrae la rabbia che lo porta a diventare un cane aggressivo con tutti, anche i suoi stessi padroni.

Piccolo cucciolone di San Bernardo

Quando Donna e il figlio Tad decidono di far riparare la Ford, Cujo ha già ucciso il suo padrone Joe e raggiunta la casa del meccanico la macchina dei Trenton smette di funzionare (era messa proprio male). Intorno alla casa c’è uno strano silenzio, la donna esce dall’auto, ma terrorizzata da un Cujo ringhiante si lancia in macchina.

Per la restante metà del film, il cane tiene in ostaggio Donna e il figlio nella loro Ford, che dopo alcuni tentativi di fuga è sporca di sangue, ha i vetri quasi totalmente distrutti dalla furia “carroarmatesca” del rabbioso cucciolone di San Bernardo.

Nel frattempo, il marito di Donna, Vic, lontano per lavoro, non riesce a mettersi in contatto con la sua famiglia e decide di tornare a casa. Chiama la polizia e uno degli ufficiali, sapendo che dovevano far riparare l’auto dai Camber, raggiunge la campagna ignaro della sorte che gli spetta.

Vic decide dunque lui stesso di raggiungere casa Camber, ma quando arriva la moglie Donna era già riuscita ad uccidere il tenero Cujo, prima perforando involontariamente lo stomaco del cane con quello che era rimasto di una mazza da baseball, poi (perché nei film del “terrore”, l’assassino non muore mai al primo colpo) con uno sparo.

In realtà non c’è un reale cattivo nella storia, ma si parla di un inconsapevole antagonista di tutti. La tensione delle scene con il cane è ben studiata e riuscita, ma non si può incentrare il film solo ed esclusivamente sulle aggressioni di un cane.

Carla Valentini

Le verità di un clown

Cosa c’è di più vero della verità raccontata da un clown?
Siamo nella Germania post-nazista in un periodo di stallo economico che non permette alcuna rinascita. Hans Schnier è un clown disilluso che vive a Bonn e che dopo una grave ferita ad un ginocchio è costretto a fermarsi dalle sue esibizioni.

La sua attività non fu mai tanto remunerativa, ma la situazione peggiora quando, dopo la ferita, Hans è lasciato da Maria, cattolica praticante, che,  dopo aver ricevuto forti pressioni dal gruppo cattolico di Bonn, per questioni di tale natura, decide di sposarsi con un uomo della borghesia cattolica.

In preda alla frustrazione e alla malinconia, Schnier attraverso flashback, telefonate e dialoghi ci fa rivivere alcuni episodi della sua vita che lo hanno portato ad odiare la Chiesa cattolica, che con la sua austera pomposità biasima le persone che non sono sposate, ma tollera chi tradisce il letto coniugale; il finto perbenismo della gente, che dopo la Seconda Guerra Mondiale dimentica le proprie responsabilità storiche e sociali; il mondo borghese, a cui appartiene la famiglia dello stesso Hans e che lo sosterrebbe volentieri qualora seguisse quello che loro pensano sia la giusta carriera di un uomo, un ricatto che corrisponde allo scambio di battute che solitamente aleggia quando, in qualsiasi momento, si parli di arte tra comuni mortali: “Tu che lavoro fai?” – “L’artista” – “Sì, ma di lavoro?”.

A casa si aspettavano che io cominciassi la carriera eroica – andare a lavorare in una fabbrica o in un cantiere edile per mantenere un’amante – e tutti erono delusi che non lo facessi.[…] Mi vedevano già la mattina uscire all’alba, il pacchetto dei panini e la cazzuola sotto il braccio, gettare un bacio verso la finestra a Maria e mi vedevano rientrare la sera stanco ma soddisfatto, leggere i giornali e guardare Maria che lavorava a maglia. Io invece non facevo il minimo sforzo per tradurre in realtà quelle loro fantasie.”

La critica aspra di Heinrich Böll non risparmia nessuno, il suo moralismo è intransigente, ma resta solo ad ululare alla luna, circondato da uomini e donne con orecchie da mercante, finendo con il mendicare alla stazione centrale di Bonn.

Carla Valentini