SOGLIANO CAVOUR, la Chiesa di San Lorenzo Martire tra storia e restauro

SanLorenzo10Venerdì 18 dicembre alle ore 19, presso la Chiesa Madre, il parroco don Salvatore Gemma presenta il volume “Chiesa di San Lorenzo a Sogliano Cavour. Restauro, Storia e Immagini” alla comunità soglianese.

copertina-2-271x400All’illustrazione dell’opera partecipano il Sindaco dr. Paolo Solito, il dr. Antonio Gabellone, presidente della provincia di Lecce, Mons. Donato Negro Vescovo della Diocesi di Otranto,  il dr. Giovanni Giangreco, della Soprintendenza per i beni architettonici ed artistici di Lecce, e la d.ssa Carmen Mancarella, giornalista. L’importante restauro della Chiesa Matrice di San Lorenzo Martire ha consentito la riscoperta della ricchezza artistica, storica e spirituale custodita nella Sacra Struttura.

I testi e le immagini dell’opera, realizzati con il contributo di diversi autori, riguardano: la fede cristiana del popolo soglianese nei secoli grazie all’ausilio delle visite Pastorali succedutesi dal 1500 sino ai nostri giorni; la ricostruzione storica delle vicende che hanno portato l’architettura della chiesa alla sua forma attuale, accompagnata alle immagini che ne descrivono il passato; i lavori di restauro realizzati, con la  descrizione della tipologia degli interventi effettuati, e l’indagine georadar hanno portato in luce aspetti finora sconosciuti, quale ad esempio la presenza di sei vuoti sotto il pavimento della Chiesa, che confermerebbero la presenza delle antiche fosse di tumulazione della popolazione locale.

L’opera è corredata da un viaggio fotografico nei tesori di Arte Sacra preziosamente custoditi, e uno sguardo è rivolto anche ai fedeli che l’hanno sostenuta e ne hanno curato il valore. Degni di menzione sono anche il lavoro e l’impegno di giovani artisti che hanno restituito bellezza alle antiche opere.

Il coordinamento editoriale è stato realizzato dall’Accademia di Belle Arti di Lecce-Corso di Grafica Editoria d’Arte diretta dal prof. Nunzio Fiore, il progetto e impaginazione digitale è di Ferruccio Venuti, il volume è stato stampato presso Editrice Salentina di Galatina.

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THE BODY by Stephen King

the body SKCasualmente mi sono imbattuta nel racconto The Body firmato Stephen King. Il 1982 è l’anno di pubblicazione ed è incluso nell’antologia Stagioni Diverse, dove vi è un racconto in riferimento ad ogni stagione: questo racconto rappresenta l’autunno. Mentre lo leggevo, approfondendo l’argomento come spesso accade, ho scoperto che da qui è stato tratto l’adattamento cinematografico Stand by me – Ricordo di un’estate di Rob Reiner, di cui ho presto colmato la mia lacuna guardandolo: eh sì, mi mancava!

Siamo alla fine degli anni 50, quattro dodicenni vivono in paese del Maine. I quattro ragazzi, dopo aver saputo di un corpo rinvenuto vicino alle rotaie (ma di cui ancora nessuno sa nulla), decidono di mettersi in cammino per vederlo. Il corpo è di un loro coetaneo scomparso tempo prima, andato in cerca di mirtilli e mai più tornato. I ragazzi in questo cammino parlano delle loro paure e dei loro dubbi sulla vita.

Qui di seguito alcune citazioni dal racconto:

And as I thought about the body of Ray Brower, I didn’t feel frightened and wonder whether he would suddenly appear as a ghost. Unexpectedly I felt pity for him, lying so alone in the dark. If something wanted to eat him, it would. His mother wasn’t here to stop it and neither his father, nor any of his friends, nor Jesus Christ. He was dead and he was all alone, and I realized that if I didn’t stop thinking about it I was going to cry.

He was knocked clean out of his shoes. The train had knocked him out of his shoes just as it had knocked the life out of his body. That was finally made me realize that the guy was dead. He wasn’t ill, he wasn’t sleeping. He wasn’t going to get up in the morning any more, or eat too many apples, or worry about school exams. He was dead, completely dead. He wasn’t going to go out with his friends in the spring to collect bottles uncovered by the departing snow. He wasn’t going to get into fight in the playground. He wasn’t going to pull a single girl’s hair. He was everything like wasn’t, can’t, don’t, shouldn’t, wouldn’t, couldn’t. He was one big not. He was dead. I could go on all day and not explain the distance between his bare feet on the ground and his dirty shoes hanging on the bush. It was about three feet, it was millions and millions of miles. He was disconnected from his shoes, and there was no hope of reconnection. He was dead.

Love isn’t soft, like those poets say. Love has teeth which bite and the wounds never close. No word can close those love-bites.

Questo racconto è molto toccante. Ho sempre amato libri o storie con protagonisti bambini e ragazzini, perché dietro di essi gli scrittori riescono a ritrovare un po’ dell’innocenza nascosta nel loro cuore e a trasmettere con semplicità emozioni forti. I bambini colpiscono per la loro schiettezza e semplicità e non lo fanno sapendo ciò che fanno: agiscono. Gli scrittori che raccontano di ragazzi lo fanno riuscendo a far cadere quelle sovrastrutture che la vita, il lavoro, le responsabilità ti fa indossare e vivere, lasciando emergere solo l’anima pura, far sbocciare il nocciolo che è dentro di noi. Quindi, non posso fare altro se non consigliarlo.