DDL Cirinnà: Una Vittoria a Metà

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Anche l’Italia è entrata nel gruppo di quegli Stati che hanno ufficializzato il matrimonio tra due persone dello stesso sesso. Ce l’abbiamo fatta, dunque. Eppure non riusciamo a sorridere, è una gioia velata, perché se da una parte si sono ottenuti dei risultati e dei diritti, dall’altra ne sono stati sottratti.

Nel Decreto Legge della Senatrice Monica Cirinnà non si parlava solo di questo, ma si parlava anche di stepchild adoption, ovvero un istituto giuridico che consente al figlio di uno dei partner della coppia di essere adottato dall’altro (che sia unito civilmente o sposato), affinché possa ottemperare al ruolo di padre o madre, al pari del genitore biologico. Ciò però non è stato possibile: dopo i polveroni degli ultimi giorni causati dal passaggio di un “canguro”, chi era partito con l’idea di battersi di petto per questi diritti, ha fatto marcia indietro.

Si è remato contro ciò che era giusto solo per una egoistica credenza pregiudizievole e non per ciò che è meglio e giusto. Come avevo detto già nel precedente post, non vi sono studi o prove che dimostrino che bambini e ragazzi cresciuti da una coppia omosessuale non ricevano la stessa qualità di educazione; anzi, a parer mio, ne ricevono forse una migliore. Codeste persone al governo hanno fatto una propaganda negativa, “maestri” della propaganda tanto quanto Goebbels: hanno fatto di tutto per far passare i membri della comunità LGBT come: sprovveduti, incoscienti, sporchi. Hanno cercato di fare un lavaggio del cervello a persone facilmente impressionabili e psicolabili, un po’ lo stesso lavoro che in questi ultimi tempi sta facendo Donald Trump negli USA.

C’erano e ci sono persone pronte ad adempiere ai propri doveri di genitori con responsabilità, ma i loro diritti sono ancora congelati, bloccati. Questi esseri temono che lasciar crescere un proprio figlio ad una coppia omosessuale possa togliere qualcosa alla famiglia tradizionale: ma cosa? Di cosa stiamo parlando? Uomo Nero? Ufo? Folletti?

Rifiutando le stepchild adoption, non stanno solo lasciando un potenziale genitore senza un figlio, ma stanno condannando un figlio a vivere con una sola figura genitoriale. Un detto africano recita “per crescere un bambino, ci vuole un’intera tribù”, ma con questa scelta il cerchio lo si sta restringendo di molto. Dovremmo portare avanti il bene che c’è nel mondo, invece bloccando a metà questo decreto, si continua a diffondere odio e non amore, si diffonde l’intolleranza e non il rispetto. Si sottolinea il concetto di diversità, senza che in realtà una diversità esista.

Spero vivamente che presto o tardi (più presto che tardi), si ritorni sui propri passi, dando a tutte le persone, a tutti i cittadini, i diritti che devono avere in quanto esseri umani. Cavolo, siamo nel 2016 e dobbiamo ancora parlare di uguaglianza???

UNIONI CIVILI: CACCIA ALLE STREGHE?

witchuntPochi giorni fa ho conosciuto un bambino, che qui chiamerò Giulio. Eravamo a pranzo a casa di amici di amici, una compagnia di dieci/dodici persone. Questo bimbo di quattro anni, molto carino e socievole, si avvicina e crea il primo legame con Mario, il mio compagno, con il quale scherza e gioca, e piano piano prende confidenza con un po’ tutti. Giulio è il nipote dei padroni di casa, i quali temono che il bimbo possa disturbarci perché vivace, ma nient’affatto: aggiungiamo un posto a tavola e siede tra noi. Giulio è un bimbo molto sveglio ed intelligente, seppur ha ancora qualche difficoltà ad esprimersi verbalmente, riesce comunque a farsi capire. Ha un sorriso e degli occhi dolcissimi. Giulio ha tanta voglia di giocare: è cresciuto dal padre, che però lavora tutto il giorno, e dai nonni, i quali hanno il loro lavoro in campagna da mandare avanti: tra galline, vitelli ed orti. Un bellissimo posto dove crescere un bimbo, sempre all’aria aperta e cristallina, in contatto costante con la natura. La madre non c’è, o meglio, dopo la nascita del figlio, lo ha lasciato ai nonni e se ne è andata, in giro per i fatti suoi, noncurante di ciò che fosse meglio per il bimbo.

Perché racconto questa storia? Di certo non è la prima e, purtroppo, non sarà l’ultima, ma questa vicenda ha ulteriormente rafforzato il concetto a cui, ultimamente, ho pensato molto: le unioni civili, il ddl Cirinnà e tutte le relative questioni. Questo decreto di legge è stato ostacolato. Ostacolato da coloro i quali hanno paura, paura di un qualcosa di inesistente, paura di un pregiudizio, paura della loro stessa ombra. Le persone che intralciano questo decreto, mettono i bastoni tra le ruote al concetto stesso di famiglia, seppur credono di battersi per questo concetto. Alla base della famiglia c’è l’amore, l’amore reciproco e quello verso i figli. Le cure e le attenzioni, le premure, gli affetti ed il rispetto che i genitori possono offrire ed insegnare. L’amore è il sentimento più puro che possa esistere e qui lo si sta recriminando per la paura del niente, per paura dell’uomo nero nascosto sotto il letto.

L’episodio che ho raccontato all’inizio è un esempio di ciò che può accadere, ciò è accaduto in una famiglia cosiddetta “tradizionale”: dove ci sono una mamma (seppur inesistente) ed un papà. Con queste parole non voglio recriminare il ruolo della famiglia composta da un padre ed una madre, perché sono cresciuta in una di queste e i miei genitori hanno fatto di tutto affinché io e mia sorella stessimo bene ed avessimo la migliore educazione, ma non vedo perché non si riesca a capire che anche due uomini o due donne farebbero di tutto per la loro famiglia ed i loro figli. Cosa hanno da offrire in meno ad eventuali propri figli una coppia di omosessuali rispetto ad una di eterosessuali. Io mi reputo una ragazza con la testa sulle spalle e con un forte livello di responsabilità: se io anziché essere eterosessuale fossi omosessuale e trovassi una compagna con gli stessi principi, cosa avrei in meno della “me” eterosessuale: non sarei sempre in grado di insegnare il rispetto dell’altro, la tolleranza e l’amore verso il prossimo, non potrei offrire amore ed affetto? Mi verrebbe da dire che, se per contrastare questo decreto gli oppositori mettono in risalto un episodio particolare come generalizzazione, allora io prendo come spunto la storia del piccolo Giulio sopra riportata e ce ne sono molte altre. 

In questo periodo, ne ho viste e sentite di tutti i colori. Gli individui che temono la crescita di bambini assieme a coppie dello stesso sesso o l’educazione che essi possono impartire loro. Questi individui vedono gli infanti – nella loro testa – alla mercé di lavaggi del cervello, istigazione alla prostituzione, istigazione all’omosessualità e chi più ne ha più ne metta. Non vi è nessuna prova scientifica che attesti che i bambini vengano “contagiati” dall’omosessualità (come alcuni beoti credono) o che vengano condotti su sentieri oscuri e impervi che portano alla perdizione. Questo è il ritratto che hanno in mente coloro i quali ostacolano questo decreto di legge; non voglio sembrare facilona e qualunquista con le mie parole, lungi da me esserlo, ma questa è la percezione che si ha. Voler instillare la paura di un qualcosa che non esiste, un po’ come quando si propagandava che “i comunisti mangiano i bambini” (QUI un bell’articolo di Stefano Pivato sulla nascita del detto).

Qui si parla di persone che chiedono il rispetto dei propri diritti in qualità di essere umani, di cittadini, e non di etero od omosessuali. Io sono favorevole alle unioni civili.