SELF PUBLISHING. Intervista con l’autore: BRENDA MILL.

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Parlare di self publishing è ancora piuttosto oscuro alle orecchie dei più. Vuoi perché non se ne parli troppo attraverso i media convenzionali o vuoi perché se ne ignori ancora un po’ l’esistenza, quando parlo di auto pubblicazione con altre persone, queste storcono il naso, non riuscendo però ad inquadrare la positività della questione in generale.

In un suo articolo su Wired.it, Alberto Grandi stila un elenco di ben dieci punti, elencando i motivi secondo cui il self publishing in pochi anni diventerà possessore di ben il 50% del mercato editoriale digitale. Le mie opinioni sono complessivamente simili a quelle citate nell’articolo e, dal momento che Internet è in grado oggi di fornire un’indipendenza intellettuale ed economica a molti, perché questo non dovrebbe accadere anche nel ramo dell’editoria?

Molto successo, nel campo dell’auto pubblicazione, stanno riscuotendo i romanzi di Brenda Mill, giovane autrice italiana, nelle cui vene scorre anche sangue a stelle e strisce, ovvero Inganno Globale ed Inganno Fatale, dei quali vi avevo parlato quiDella stessa autrice è ora disponibile anche una raccolta di poesie su problematiche esistenziali, sulla violenza sulle donne e la sofferenza che ne deriva, dal titolo Anesthesia, uscito il 25 novembre, in concomitanza alla giornata nazionale contro la violenza sulle donne. 

Brenda Mill ci ha rilasciato un’intervista.

Ciao Brenda, puoi farci una breve presentazione di te?

Ciao Carla. Allora che cosa dire? Con i convenevoli sono un vero e proprio disastro. Preferisco andare dritta al sodo con i miei romanzi. Chi sono? Una ragazza come molte altre al mondo che adora scrivere. Nella vita mi sono occupata di mille lavori, tutti prevalentemente come hostess per manifestazioni fieristiche ed eventi, tralasciando per anni il mestiere per cui ho studiato, il giornalismo.

Come ti sei avvicinata alla scrittura? Quali le tue ispirazioni?

La realtà? È nato tutto un po’ per gioco e un po’ per caso. Due anni fa lavoravo come articolista per un giornare, sinchè una mia collega di lavoro mi disse: “visto che sei così brava perchè non scrivi qualcosa di tuo”. Qual è stata la mia reazione sulle prime? Le sono scoppiata a ridere in faccia. Poi sono passata a: c’è una bella differenza tra creare un articolo di cronoca o di attaluità e un romanzo. Infine sono giuta alla conclusione: perchè no? Magari mi diverto a scrivere tutto ciò che i vincoli giornalistici intrappolano per questioni editoriali. La mia divinità assoluta è Orianna Fallaci. Una donna con le p. (scusa la classe, ma come sai dico sempre quello che penso) Purtroppo ci ha lasciati un po’ troppo presto, almeno per me. Avrei continuato a saggiarmi volentieri del suo spirito critico. Chi scrive senza paura ha la mia massima ammirazione.

Quando attendevi che i tuo libri fossero pronti per essere acquistati su Amazon, qual era il tuo stato d’animo?

Mi sentivo un po’ come una donna in sala parto (anche se ancora non ho avuto la gioia di avere un figlio).  Già sapevo che non sarei salita in top cento, o almeno che non ci sarei rimasta a lungo. Non ho abbastanza conoscenze e un nome “conosciuto”  per raggiungere i vertici alla prima pubblicazione. Quindi sono andata avanti un po’ disillusa, con la piccola speranza di raggiungere un pubblico di nicchia a cui piaccia il romance suspance, un genere poco diffuso in Italia. I risultati sono stati abbastanza buoni visto che conto quasi venti recensioni a 5 stelle, ma dal canto mio continuo a lavorare sodo per ottenere molto di più e farmi conoscere anche in contesti nuovi e inesplorati.

Come è nata nella tua testa Phoebe Stone? Quanto c’è di te in lei?

Non ho avuto ispirazioni di sorta nel scrivere il romanzo o definire i protagonisti. Nel mio cervello è scattato tutto molto naturalmente. Phoebe per me è un mito.  A dirla tutta la mia esperienza come articolista specializzata nel lusso mi ha aiutata notevolmente nel raccontare la storia di una giovane ereditiera americana. Determinati ambienti e i loro lati oscuri hanno sempre avuto un fascino imprescindibile e  misterioso per me. Mi fermo qui prima di scrivere un altro romanzo, ahahah. Phoebe è una sorta di mio alter ego. Ci assomigliamo nel modo di ragionare, anche io sono molto pratica e testarda: una sorta di terremoto, lo sono sempre stata fin da bambina. Anche un poco conformista e in questo io e l’ereditiera della famiglia Stone siamo “quasi” gemelle. Ma a dirla tutta (che rimanga tra noi, ahahah), c’è anche un po’ di Kendra in me, e questo lato mi inquieta da un lato e diverte dall’altro.

Già dalla pubblicazione di Over The White Door (la prima versione di Inganno Globale), sei stata molto attiva sui social network: come hai vissuto l’attesa alle reazioni delle lettrici?

Sì, per farsi conoscere bisogna girare blog in lungo e in largo.  Essere attivi giorno e notte, rispondere ed essere pronti alle critiche. Sapevo che non tutte avrebbero amato la mia storia e che alla fine dei conti non avrebbe avuto una diffusione rapidissima, visto che le scene sensuali sono davvero poche. Non c’è eros sufficiente, almeno nel primo, per fare del libro un fenomeno del passaparola. Ho avuto comunque dei riscontri positivissimi dalla maggioranza di persone che hanno letto i miei romanzi. Qualcuna ha detto che non ho trasmesso sensazioni con questa storia, nel primo capitolo. Cosa ho fatto? Ho rincarato la dose ed esasperato la storia, intrecciandola così tanto da lasciare tutti con un milione di punti interrogativi. Per quanto riguarda le critiche ne arriveranno ancora, prenderò il tutto con massima filosofia, ormai ho compreso le regole del “gioco”.

Qual è stato il tuo percorso da self publisher? E’ stata la tua prima scelta?

No, in realtà ho optato per un milione di strade. Come sappiamo, questo è un mondo in cui gli autori esordienti sono disposti a condire i loro romanzi con tutte le salse. Ho mandato i miei manoscritti a molte case editrici che sicuramente li avranno cestinati ancor prima di leggerne la sinossi. Sono un po’ scettica? Crudelmente realistica? Non mi ritengo un’autrice a cinque stelle, ne ho moltissima di strada da fare, ma è giusto dire che ci vuole gavetta. Perché, se non si hanno le conoscenze giuste in ambito editoriale,  si corre il rischio di scrivere mattoni per anni che non raggiungeranno nemmeno dieci copie vendute. A dirla tutta, sono stata contattata sia da una grossa agenzia letteraria che da grossa casa editrice straniera, ma non sono riuscita  stare dietro né ai tempi dell’editing, né alle loro richieste. Purtroppo ho un lavoro che non mi permette di dedicarmi alla scrittura come vorrei…

La tua famiglia ha letto i tuoi manoscritti? Quali sono state le reazioni? Che ruolo ha avuto la tua famiglia nel perseguimento del tuo sogno di scrittrice?

Mia madre è una delle mie più grandi sostenitrici. Non ti nego che molto spesso, mentre pranziamo, mi ritrovo a parlare con lei delle treme dei miei romanzi. Il tempo trascorre così in fretta nel farlo che si fa quasi ora di cena. Mio padre, invece,  si vanta  di me con tutti i suoi colleghi a lavaro. Non sono  sicura che abbia capito di cosa  trattino realmente i miei romanzi, visto che gli uomini sono sempre molto distratti, ma mi sorprendo a vederlo così entusiasta. Certo, il più oppresso dalle vicissitudini di Phoebe Stone è il mio ragazzo, che non fa altro che sorbirsi le mie paranoie. Ha letto persino il primo volume e ha detto: questa ragazza si lamenta di tutto, è proprio come te che sei costantemente insoddisfatta. Sto ancora morendo dal ridere…

Cosa dovremo aspettarci dal terzo volume? Qualche anticipazione?

In Inganno letale (in uscita nei primi mesi del 2016, ndr) scoppierà una vera e propria bomba sulla vita di Phoebe, la nostra protagonista una volta raggiunta la felicità se la vedrà portar via in un battito di chiglia. Tutte le carte verranno messe in tavola per una battaglia tra potenti senza esclusioni di colpi. Ci sarà un tira e molla con Maddox , i due  faranno acqua da tutte le parti. Come  dico sempre… ognuno si rivelerà per quel che è nel bene e nel male. Posso solo anticiparti che Daniel Green ci strapperà il cuore per gettarlo nel profondo oceano della disperazione.

Quali altri progetti sono in attivo? Qualche altra storia in cantiere?

Di storie nel cantiere ne ho a bizzeffe. Alcune meno impegnative della trilogia degli inganni, ma comunque interessanti. Purtoppo è il tempo che mi manca. Ho un progetto piuttosto ambizioso di un romanzo che mescola suspense, intrighi e un po’ di eros, ma non posso dire di più.

Per concludere, dopo tutto ciò che ha passato, per Phoebe ci potrà essere il lieto fine?

Happy end, dici? Mmm… per alcuni versi sì, per altri no. Diciamo che come avete potuto notare non chiudo mai definitivamente le porte dei miei romanzi. Mi sono così tanto affezionata a Phoebe Stone e alla confraternita che non vedrei male un seguito proiettato nel futuro. Adoro i punti interrogativi; le virgole e i punti fermi, invece, mi hanno sempre annoiata da morire.

Un enorme in bocca al lupo a questa giovane autrice.

Il self publishing di alto livello. “LA TRILOGIA DEGLI INGANNI” – Brenda Mill, vol 1 e 2.

Nel panorama del self publishing del libro digitale si fanno spazio tantissimi nuovi scrittori e scrittrici con un sogno nel cassetto pronto per essere palesato al mondo. L’autopubblicazione ha permesso agli scrittori emergenti di fare capolino del mondo della letteratura contemporanea con più semplicità rispetto agli anni precedenti ed ha permesso, a noi lettori, di scegliere autonomamente i prodotti a noi più consoni senza filtri.

Non sono più le case editrici i boia delle speranze, ma è un rapporto che lega direttamente produttore e consumatore, eliminando il mediatore che sceglie e porta alla pubblicazione. Certo, ad alcuni può sembrare meno conveniente, ma aver la possibilità di acquistare – ad un prezzo per niente esoso tra l’altro – un libro digitale di qualsiasi tipo raggiunge una capillarità maggiore: basta solo un po’ di pazienza e promozione sui social network.

Comunque, non sono qui per parlarvi del self publishing in generale, ma per esporvi un caso in particolare: ovvero quello della promettente scrittrice del leccese Brenda Mill, nelle cui vene scorre non solo sangue salentino, ma anche a stelle e strisce. Questa sua origine d’oltreoceano e il suo amore per le serie tv americane ha fatto crescere in lei la passione per la città che non dorme mai: New York City. Tanto innamorata da renderla protagonista, assieme alla bellissima e testarda Phoebe Stone, della sua trilogia d’esordio La Trilogia degli Inganni (di cui sono stati pubblicati i primi due volumi).

Questa trilogia si compone di tre volumi, i cui titoli sono: #1 Inganno Globale, #2 Inganno Fatale, #3 Inganno LetaleI primi due volumi sono stati pubblicati il 12 ottobre 2015, ma andiamo con ordine.

INGANNO GLOBALE (clicca sul titolo ed acquista)

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SINOSSI – Manhattan, Ottobre 2014. Phoebe Stone è l’unica figlia di Richard e Samantha, magnati delle omonime industrie di limousine. Tutta la sua vita è scandita dalle ore passate a leggere novelle e studiare col suo migliore amico Daniel Green: pittore e ritrattista molto famoso grazie all’importanza del nome del padre Don, armatore e capo della Green Yacht & Co. Un mondo di perfette apparenze che nemmeno con la più fervida immaginazione si potrebbero palesare. Tutti a Manhattan si celano dietro blazer sartoriali e abiti griffati. Phoebe, invece, è semplice, incredibilmente e follemente normale, tenera e sognatrice, sino al giorno in cui… Una porta che si apre, che sbatte e fa male. Distrugge l’ anima e il corpo con un’ amara verità: la vita non è così perfetta come si crede. Un vorticoso turbinio di emozioni che la vedrà protagonista di un viaggio tormentato tra la gente che da sempre odiava. L’alleanza con la sua peggior nemica Kendra, che ha passato anni a deriderla insieme alle altre compagne di college. La trasformazione in una bellissima e dannata donna di cui nessuno conosce le conseguenze. Un cambio di look radicale e frequentazioni che la rendono simile alle persone che da sempre odiava per superficialità e ambizione. Una società scandalizzata e una famiglia distrutta alle fondamenta, sino all’ennesima devastante esperienza.

INGANNO FATALE (clicca sul titolo ed acquista)

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SINOSSI – Manhattan, Gennaio 2015. Phoebe Stone è tornata e brama vendetta. Ha esattamente ottantadue motivi per desiderarla: tanti quanti i minuti che le hanno devastato la vita. Lord Black, invece, si muove nell’ombra, come una pericolosa ameba pronta a stritolare la preda a tempo debito. Qual è la verità sulla confraternita più annoiata e perversa di Manhattan? Chi e perché ha abusato della piccola, e non più tanto ingenua ereditiera della famiglia Stone?
Per sbrogliare il bandolo di questa complessa matassa non resta che una scelta, l’ unica possibile: firmare un’ alleanza con il nemico, un patto che duri per sempre. Mentre i giochi perversi crescono e gli intrighi di potere si moltiplicano, l’ alta società si sta per riempire di nuove presenze. Phoebe Stone, infatti, dovrà districarsi tra un fratellastro borioso e una ballerina tutt’altro che aggraziata. Con un solo e pericoloso obiettivo: giungere al cuore dell’uomo che ama, ammesso e non concesso che lui ne possegga uno. Tra equilibri vecchi e nuovi, qualcuno perderà la vita, altri ne acquisteranno una nuova. Per scoprire che nulla è come sembra. Le luci di Manhattan si spegneranno, le maschere finalmente cadranno, per svelare il re dei dilemmi: Chi è Lord Black?

Mi sono imbattuta nella storia di Phoebe nei primi mesi del 2015, quando il libro fu pubblicato con il titolo Over The White Door e l’autrice utilizzò lo pseudonimo di Christine Hegel. Fin dalla prima lettura fu amore a prima vista, di quegli amori che ti riempiono il cuore e l’anima, quell’amore che ti coglie all’improvviso e non può fare a meno di sopraffarti, che ti permette di divorare pagina dopo pagina un libro così intenso. Il 12 ottobre 2015 il primo volume è stato ripubblicato con il titolo di Inganno Globale, seguito dalla seconda parte: Inganno Fatale

Nel primo libro conosciamo la giovane e bella Phoebe Stone, una ragazza di diciassette anni, nata e cresciuta nella ricchezza che Manhattan ha da offrire, grazie alla sua multimiliardaria famiglia proprietaria delle Stone Industries. Nonostante il lusso e la superficialità regnino nei giovani rampolli newyorkesi, Phoebe sembra appartenere ad un altro mondo: dolce, sensibile, acqua e sapone e amante della lettura e del bello. Questa sua diversità la fa sentire un pesce fuor d’acqua, ma lei va fiera di questa sua individualità.

La marcata sensibilità di cui Phoebe gode la fa però cadere in trappola: nelle reti di squali famelici e senza cuore. Vediamo questa dolce ragazza, a cui fino a pochi giorni prima tremavano le gambe per una cottarella, scaraventata nel mondo degli adulti: da adolescente a donna senza che fosse stata nemmeno lei a volerlo. Chi può odiarla così tanto?

Sempre nel primo libro vediamo la trasformazione di Phoebe in colei a cui mai e poi mai avrebbe pensato, Kendra, compagna di scuola e suo incubo, regina della supreficialità. Lo scopo di Phoebe è, da quel momento in poi, la vendetta: anche a costo di ferire le persone che le vogliono bene; tutto è messo in secondo piano perché vuole scoprire chi le ha lasciato quelle cicatrici che probabilmente non guariranno mai. Quando sembra di poter vivere un momento tranquillo con quello che sembra l’amore della sua vita, una verità le si palesa nel silenzio del primo mattino. Chi è Daniel Green?

Nel secondo volume, vediamo la crociata di Phoebe continuare con piede deciso e minaccioso. La nostra cara ragazza vivrà delle situazioni che la metteranno alle strette: sarà pronta ad allearsi con il nemico per poi cercare di distruggerlo dal suo interno. Ci saranno delle perdite e dei nuovi arrivi in questa seconda parte, ma tutto è messo al punto giusto ed al momento giusto.

Se il primo libro ci aveva lasciato con un grosso punto interrogativo, il secondo ci fornisce le risposte di cui avevamo bisogno, ma ci lascia con altrettanti quesiti che troveranno risposta a marzo 2016, data prevista per l’uscita del terzo volume.

Ho adorato questi due libri: sono scritti con un’intensità pazzesca. E’ così emozionante e vibrante da non poter mancare nella propria libreria digitale. E’ una storia che leggi tutto d’un fiato, anche più e più volte, perché ti affezioni a Phoebe; le si vuole tanto bene quanto, a volte, ti fa arrabbiare. Ma come si possono criticare le scelte di una ragazza, a cui cade il mondo addosso? Una ragazza che scopre che tutta la sua vita è stata costruita su menzogne ed omissioni? Un immenso castello di sabbia multimiliardario, che mai e poi mai potrà sostituire i sentimenti più puri come l’amore, l’affetto e l’onesta.

Ragazzi, io sono in fervente attesa per l’episodio conclusivo della trilogia. Ho tanti punti di domanda che mi divorano. Vi assicuro che non potete perderlo!!! 

Inoltre, cliccando QUI si può partecipare all’estrazione di una copia cartacea di Inganno Globale, il primo libro della trilogia: leggete le modalità di partecipazione ed affrettatevi!

Cos’è successo a Glenn? 6×03 The Walking Dead – Recap Episodi Precedenti

Ho dovuto aspettare un po’ di giorni per riuscire a scrivere qualcosa di sensato, per riuscire a metabolizzare ciò che avevo visto e scrivere almeno una frase che avesse un filo logico. Un qualcosa che non fosse solo un urlo disperato, tipo: Nooo Gleeeen! Perché, sì, è stato alquanto traumatico e, soprattutto, complimentoni a Steven Yeun, bravissimo attore, in grado di trasmetterci e farci provare in prima persona tutto il panico e il terrore di quel momento.

The Walking Dead è una storia che si sviluppa lentamente, e con ciò non voglio dire che sia noiosa. Ci sono dei momenti di azione piena, tanto piena che ti sembra di essere a capo di una flotta aerea sulla base della Cavalcata delle Valchirie; The Walking Dead è uno show di approfondimento psicologico, quindi capita che i creatori si soffermino diversi episodi su uno stesso evento, come sta accadendo ora.

La 6×01 ci viene raccontata attraverso dei salti temporali: passato in bianco e nero, presente a colori. Assistiamo ad un rischioso tentativo da parte del gruppo di far spostare una numerosissima mandria di zombie, momentaneamente bloccati in una cava vicino ai confini di Alexandria, per condurli a parecchi km di distanza da loro, con le dovute attenzioni: chi a capofila, chi a serrafila; e con ancora l’incertezza nelle mani dei neofiti di Alexandria ce la stanno facendo. Dopo alcuni scambi tra Rick e Morgan ed altri personaggi vediamo concludersi l’episodio con Morgan che si allontana poiché un frastuono proviene da casa: una sirena continua che sta facendo deviare la mandria verso la direzione sbagliata. Il piano è saltato, bisogna in qualche modo correre ai ripari.

Nella 6×02 capiamo che quella sirena è in realtà il clacson di un camion, fatto schiantare intenzionalmente contro le recinzioni della città. Morgan ferma il frastuono, ma non quello che sta succedendo dentro le mura. Non zombie, ma umani che di umano hanno ben poco, che iniziano a saccheggiare, picchiare ed uccidere chiunque abbiano davanti: sono i Wolves. Nonostante la devastazione generali, il gruppo riesce a controbattere l’offensiva, vediamo Carol ridiventare invisibile mimetizzandosi nel contesto e ritrasformandosi in Terminator, assassina a sangue freddo che difende la sua casa e la sua famiglia. Ci rendiamo conto, o i creatori vogliono farci capire, che il gruppo originale, quello partito da Atlanta, è in grado di badare a se stesso anche senza la presenza dei loro leader.

Nella 6×03 assistiamo a cosa succede al gruppo impegnato nella missione. Quindi si tratta dello stesso evento analizzato e mostrato da più punti di vista. Vediamo che il gruppo decide di dividersi per cercare in qualche modo di portare a compimento la loro missione. Ci sarebbero diverse cose da dire, ma nonostante ciò, l’unica cosa che mi viene in mente, scrivendo della 6×03, è Glenn. Glenn, Michonne ed altri di Alexandria si muovono in gruppo per raggiungere casa, due restano feriti, e per riposarsi e medicare le ferite raggiungono un centro abitato e si mettono al riparo in un negozio di animali. Glenn si separa dal gruppo assieme a Nicholas per incendiare un edificio, in modo tale da distrarre gli zombie. I due raggiungono l’edificio interessato, ma è già andato a fuoco: cosa fare ora che sono allo scoperto? Nicholas è incerto nelle mosse, non è abituato a ragionare con calma e sangue freddo. La sua incertezza costerà loro cara? I due vedono gli zombie e correndo per cercare rifugio finiscono in un vicolo cieco. I vaganti, con la loro carne putrefatta penzolante, si avvicinano sempre di più e bramano le loro viscere. I due caricano i colpi nelle loro pistole e sparano, ma le munizioni non sono sufficienti a colpire tutte le loro teste. Finiti. Saltano su un cassonetto della spazzatura, lì non possono essere raggiunti. Nicholas è colto da un momento di assenza, tutto attorno a lui è ovattato, non riesce a sentire nulla. In quel momento Nicholas estrae la pistola e ringrazia Glenn per ciò che ha fatto per lui. Pistola alla tempia: bang! Il ragazzo, ricoperto in viso dal sangue dell’altro, cerca di sorreggerlo, una reazione istintiva, perde l’equilibrio e cade sull’asfalto, ai piedi di quella mandria di zombie, che si piegano sui loro corpi. Vediamo un primo piano di Glenn e i vaganti impegnati a staccargli gli organi interni divorandoli avidamente. La camera si allontana e vediamo concludersi l’episodio in una scena non proprio rosea per il nostro amato compagno.

Ma cosa succede veramente a Glenn? Non c’è stato fornito alcun dettaglio in merito. Infinite sono le speranze di un Glenn ancora vivo. Uno dei personaggi che maggiormente è evoluto nelle stagioni, diventando sempre più uno dei più coraggiosi. Quali sono le possibilità che girano sul web?

  1. Glenn è morto per davvero e quello è stato l’addio al suo personaggio;

  2. Glenn nella caduta è sotto Nicholas. Le carni dilaniate non provengono dunque dal corpo del nostro amato personaggio. Glenn grida per il panico e il terrore. Riuscirà a salvarsi infilandosi sotto il cassonetto o grazie all’intervento di qualcuno;

  3. Tutto ciò che vediamo è frutto della mente di Nicholas, il quale stava avendo delle allucinazioni. Magari in realtà è svenuto e nelle puntate successive lo vedremo vivo, dopo essere stato messo in salvo da Glenn.

Io tra le tre propendo per la seconda. Infatti vediamo che i due cadono dal cassonetto così, quindi Nicholas è sopra Glenn.

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Nonostante da quest’altra inquadratura non vediamo nessuno sul petto di Glenn (probabilmente fatto intenzionalmente dai creatori per lasciare il dubbio nei fan)

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Siamo abbastanza certi da quest’altra inquadratura, che il corpo che gli zombie stanno divorando è più in alto del vero petto di Glenn.

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Lo scopriremo nei prossimi episodi di The Walking Dead. Buona visione.

GREY’S ANATOMY – 12X05 “Guess Who’s Coming To Dinner?” – OPINIONI

Il momento è arrivato. Quel momento in cui, mentre bevi un drink, ti sembra andare di traverso; quel momento in cui tossisci perché hai respirato mentre stavi buttando giù un sorso d’acqua ed hai mandato per un millesimo di secondo in tilt l’epiglottide; quel momento per la nostra Meredith è arrivato, ma non solo per lei, anche per noi.

L’episodio ha ripercorso l’attimo in cui la dott.ssa Grey apre la porta della sua casa e trova davanti a sé Callie con la sua nuova compagna, ovvero Penny, aka colei che “ha ucciso Derek”.

Meredith è colta di sorpresa. Non sa cosa fare, le invita ad entrare senza dire nulla e cercando di essere il più gentile possibile, anche con chi non è solita farlo. Inizia a comportarsi stranamente, soprattutto agli occhi di Alex, che nota una Meredith non a suo agio, nonostante sia con persone con le quali ha condiviso tanto, tutto. Alex non riesce a capire cosa c’è non va. Meredith è intenzionata a non dire nulla o forse solo sopraffatta dagli eventi, anche perché è stata investita di nuovo da quella mancanza che sembrava aver affrontato e superato. La dottoressa prende in parte Penny e la avverte: berrai un drink, siederai con noi a tavola per cenare, andrai via e io non sarò costretta più a vederti. Queste le lapidarie parole di Meredith per la donna.

Nel momento in cui la Grey ha aperto la porta di casa, ho come rivisto la piccola Meredith su quella giostra che girava e girava, solo che stavolta intorno a lei non c’erano cavallucci dipinti, ma i suoi amici e colleghi travolti dalla frenesia di quella cena work in progress ancora ignari di tutto. Maggie corre avanti e indietro dal bagno per fare pipì, April prende in mano la situazione della cena mettendosi ai fornelli e ordinando a destra e sinistra di sminuzzare l’aglio, tagliare le carote, portare fuori la spazzatura.

Dopo alcuni tentativi di Penny di andare via con Callie, dopo una Arizona un po’ alticcia e una Amelia che cerca di far sentire a suo agio la nuova ospite, il pranzo è servito. Le pietanze sono cotte a puntino e meno male che c’era April a prendere il toro per le corna. Tutti siedono al proprio posto. Si cerca di conoscere la compagna di Callie, April chiede cosa facesse. Da lì, scoprono che è un dottore, che al momento è in cerca di essere reintrodotta nel programma di un altro ospedale, poiché quello in cui lavorava è stato chiuso. Meredith è sempre in silenzio, mette nel suo piatto dell’insalata; poi una goccia fa traboccare il vaso: la dottoressa Bailey, che aveva già sentito il nome di Penny, ricorda che il lunedì successivo avrebbe avuto un colloquio con la specializzanda per farla introdurre nel percorso di specializzazione del Grey+Sloan Memorial Hospital. Lì Meredith si ferma, non riesce a capacitarsi: fate sul serio? Lì è il momento in cui la dottoressa Grey svela le sue carte, presenta la “perfetta Penny” come colei che “ha ucciso suo marito”. La tensione si ispessisce, Amelia vuole sapere cosa è successo quella notte, tutti sono muti e fermi ai loro posti, incapaci di fare o dire qualcosa, paralizzati dal dolore e dall’imbarazzo. Anche Callie, in quel momento assente, resta pietrificata.

perfect penny killed my husband

perfect penny killed my husband 2

perfect penny killed my husband - amelia reaction

perfect penny killed my husband - callie reaction

Il dolore per la perdita del loro caro amico è ritornato a galla, Amelia se la prende con Meredith, la aggredisce chiedendole come avesse potuto farle questo, ovvero non dirle nulla nel momento in cui Penny ha varcato la soglia della loro casa. Meredith, come se non fosse stato già abbastanza, esplode: “Io non ti ho fatto proprio niente. Ho perso mio marito e il padre dei miei bambini e tu staresti cadendo a pezzi?? Io non posso permettermelo perché ho tre figli! Quindi per favore chiudi la bocca e fuori dalla mia stanza! Portala (riferito a Owen, ndr) via da qui prima che la uccida”, parole fortissime e Meredith che mi è sembrata una leonessa. 

perfect penny killed my husband - meredith reaction

Questo è ciò che accade durante quella serata. Oltre all’evento clou, vediamo un leggero riavvicinamento tra April e Jackson, forse la Kepner ha capito finalmente che ad Avery serviva solo un po’ di spazio e spero vivamente che si riavvicinino ancora di più poiché amo i #Japril. Inoltre, se potessi shipperei le #RobNer (non so se esista già una ship tra Arizona ed April, se c’è e NON è RobNer, scusate): le adoro! Il tentativo di riappacificazione tra la Wilson e la Edwards sembra andare bene, fino a quando le parole di Joe o le interpretazioni errate di Stephanie incrinano ancora di più il rapporto tra le due. Maggie e il nostro – italianissimo – dottor DeLuca sembrano avvicinarsi di più, mentre lei è in ospedale a seguito di una infezione delle vie urinarie: molto romantico!!

Grey’s Anatomy è una serie tv con solo assi nella manica. Questa stagione dodici mi sta piacendo e coinvolgendo molto più di quanto non lo abbia fatto la undicesima. Dunque non posso fare a meno di dare un 9,5 a questo episodio e dire a Shonda: Ad Maiora Semper!

GREY’S ANATOMY – 12×04 OLD TIME ROCK and ROLL – OPINIONI

Grey’s-Anatomy-12x04Wow! Wow! Wow! Non so cos’altro dire se non Wow! La nostra cara Shonda, che in passato ci ha fatto passare molte pene, ne sa una più del diavolo. Il primo episodio di Grey’s Anatomy è stato trasmesso negli Stati Uniti il 27 marzo 2005: sono trascorsi più di 10 anni, siamo cresciuti assieme agli specializzandi, poi medici ed ora, alcuni, primari. Dieci anni e non un tentennamento, forse ci possono essere stati dei momenti leggermente down, ma, ragazzi, 10 anni. Una decade trascorsa a narrarci le storie di pazienti, casi gravi e meno gravi. Una decade piena di risate e lacrime, un mix perfetto tra tutti i personaggi.

Grey’s Anatomy è quel grande lavoro di cooperazione che è, grazie al lavoro di tutti, grazie al fatto di essere una serie corale, ed anche se Meredith sarà sempre vista come la protagonista, non è mai stato, e nemmeno lo sarà mai, un one-man-show. Tutti i personaggi presenti, vecchi e nuovi, ricevono la giusta dose di attenzione, approfondiamo la loro conoscenza: anche dopo dieci anni riusciamo a scoprire cose che non pensavamo minimamente. Grey’s Anatomy è un procedere a piccoli e decisi passi, questa serie ha il ritmo giusto, l’energia giusta, non mi viene altro da aggiungere.

Per quanto riguarda l’episodio andato in onda stanotte, 16 ottobre, intitolato Old Time Rock and Roll, è stato bellissimo. Dopo un’introduzione alla stagione dodici di 3 episodi, in questo quarto sentiamo parlare di Derek. Tante persone avevano reagito non proprio bene dopo la 12×01, poiché il tema Stranamore non era stato toccato minimamente, nonostante Shonda avesse già deciso di farci assistere ad “una puntata lunga un anno”, in cui abbiamo assistito al chiudersi in riccio di Meredith, al voler metabolizzare da sola la tragedia, da sola con i suoi bimbi e il nuovo in grembo. Sarebbe stato troppo presto consumare questa fiamma nella 12×01, ora siamo qui, al 12×04. Meredith, durante il caso di una donna ultraottantenne che ha trovato l’amore e parlando con Maggie, ragiona sul fatto di essere ora vedova e di non sentire la necessità di altro, si è resa conto di non pensare per nulla né all’amore e né al sesso, Meredith Grey è “fuori dal business“, ha chiuso bottega. Ha avuto la più bella storia d’amore che potesse desiderare, tanto bella ed immensa da averle colmato ogni necessità passata e futura.

Il punto cardine dell’episodio è una festa, organizzata dalla Grey. Gran parte degli eventi ruotano attorno alla possibilità di andarci o meno. Joe invidia il modo in cui la dottoressa Shepherd guarda fieramente la Edwards e non capisce il motivo per cui venga esclusa dal giro, nonostante sia anche la compagna di Karev. Durante l’episodio Joe mina la fiducia che Amelia ha per Stephanie definendola una bugiarda e ciò che le è stato detto, apparentemente per sfuggire ad un caso assegnatole dal capo, era stato inventato di sana pianta. Cosa poi smentita dal dottor Webber. Si incrinerà dunque il rapporto tra la Wilson e la Edwards?

Il rapporto Arizona/April è sempre un buon modo per farsi due risate. Durante l’episodio le due di mettono d’accordo sullo scoprire se sia Jackson che la nuova compagna di Callie saranno presenti alla fatidica festa della sera. Ebbene sì, conosceremo questo “nuovo” personaggio, una scena conclusiva che preannuncia una emozionante 12×05, Meredith scopre, non appena apre la porta, che colei che accompagna Callie è la dottoressa che voleva fare assolutamente una TAC a Derek, ma che non fu ascoltata dai colleghi, colei che a fine 11×21 chiede scusa a Meredith: inutile descrivere lo sguardo pietrificato della Grey.

Molto bello è stato il momento in cui Meredith prende il gruppo di specializzandi e spiega loro il modo più empatico per comunicare alle famiglie dei pazienti la perdita di un loro caro. Davvero toccante.

Dunque se dovessi dare un voto all’episodio sarebbe un bel 9, mi sento di darlo con totale tranquillità in attesa della 12×05.

PRONTI PER IL CHECK IN? 5×01 American Horror Story

> Se non hai visto l’episodio 5×01, per te questo post potrebbe contenere spoiler <

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Rieccoci! Ieri sera è andato in onda negli USA il primo episodio dell’attesissima quinta stagione di American Horror Story, serie tv firmata Ryan Murphy e Brad Falchuk e che da cinque anni a questa parte puntualmente ci mette i brividi.

Questa stagione è ambientata in un hotel, uno di quelli spaventosi, dai lunghi corridoi, dai colori caldi, ma scuri e tetri, uno di quelli in cui non appena entri, ti sembra di sentire una voce urlare: “Wendyyy?!”. All’interno di questa location, completamente art decò, posizionata al centro di Los Angeles, incontriamo alcuni dei personaggi che ricorreranno nello show con i loro ruoli cupi. Infatti, non cambia la struttura di American Horror Story che vede sempre un gruppo di anime perse intrappolate in un luogo infestato, sia esso una casa, una congrega o la carovana di un circo.

Quello che capiamo dalla premiere è che chiunque entri in quell’albergo, dopo aver fatto il check-in con un’adorabile Kathy Bates, non ne metterà più piede fuori: sì perché è sufficiente che gli ospiti entrino nelle loro camere per essere resi incoscienti e ingabbiati e torturati o violentati da un essere, un uomo senza volto e alquanto disgustoso. In questo pilot ci sono stati introdotti tutti i personaggi (o comunque gran parte di essi), tra cui un ufficiale di polizia del tutto normale che si reca nell’albergo per soggiornarvici e che scopriamo avere un forte legame con il luogo: il suo figlioletto scomparso Holden.

L’inizio è in perfetto stile American Horror Story, ma si sente la mancanza di Jessica Lange, oramai regina indiscussa di questa serie; si sente la mancanza dei suoi sguardi e delle sue gesta, sarebbe stato bello vedere un possibile scambio di battute tra lei e la new entry Lady Gaga. Questo è stato un episodio che, a mio parere, merita un 7.5 poiché mi sarei aspettata un po’ di ordine, ovvero: data l’eccentricità, l’orrore, il disgusto mi sarei aspettata un po’ di linearità, giusto per equilibrare il prodotto. Ho trovato, infatti, che ci fossero troppi eventi, troppa carne sul fuoco: due episodi di ospiti ignari che vengono uccisi, il caso che segue la polizia di un uomo incastrato in una donna e con le mani inchiodate nella testiera del letto, cinema all’aperto con orgia sanguinaria, flashback dei personaggi angoscianti per riuscire ad inquadrarli, flashback del detective nel giorno in cui il figlioletto viene rapito, voce misteriosa di un uomo con cappello che chiama il detective e cerca di farlo cadere in trappola (ed è probabilmente colui che ha rapito Holden), il personaggio di Will Drake intenzionato ad acquistare l’albergo. Spero di non essermi dimenticata nulla.

Gli eventi che accadono sono tanti da sembrare di essere stati travolti da un vortice, probabilmente l’intento era voluto e va bene, ma ho trovato che alcuni elementi fossero scollegati l’uno dall’altro, seppur non ci è stato detto nulla di più di ciò che il primo episodio ci ha presentato: nella sua confusione è stato esaustivo. Non ci resta che aspettare il secondo episodio.

Felici incubi!

Qui l’episodio.