Cos’è successo a Glenn? 6×03 The Walking Dead – Recap Episodi Precedenti

Ho dovuto aspettare un po’ di giorni per riuscire a scrivere qualcosa di sensato, per riuscire a metabolizzare ciò che avevo visto e scrivere almeno una frase che avesse un filo logico. Un qualcosa che non fosse solo un urlo disperato, tipo: Nooo Gleeeen! Perché, sì, è stato alquanto traumatico e, soprattutto, complimentoni a Steven Yeun, bravissimo attore, in grado di trasmetterci e farci provare in prima persona tutto il panico e il terrore di quel momento.

The Walking Dead è una storia che si sviluppa lentamente, e con ciò non voglio dire che sia noiosa. Ci sono dei momenti di azione piena, tanto piena che ti sembra di essere a capo di una flotta aerea sulla base della Cavalcata delle Valchirie; The Walking Dead è uno show di approfondimento psicologico, quindi capita che i creatori si soffermino diversi episodi su uno stesso evento, come sta accadendo ora.

La 6×01 ci viene raccontata attraverso dei salti temporali: passato in bianco e nero, presente a colori. Assistiamo ad un rischioso tentativo da parte del gruppo di far spostare una numerosissima mandria di zombie, momentaneamente bloccati in una cava vicino ai confini di Alexandria, per condurli a parecchi km di distanza da loro, con le dovute attenzioni: chi a capofila, chi a serrafila; e con ancora l’incertezza nelle mani dei neofiti di Alexandria ce la stanno facendo. Dopo alcuni scambi tra Rick e Morgan ed altri personaggi vediamo concludersi l’episodio con Morgan che si allontana poiché un frastuono proviene da casa: una sirena continua che sta facendo deviare la mandria verso la direzione sbagliata. Il piano è saltato, bisogna in qualche modo correre ai ripari.

Nella 6×02 capiamo che quella sirena è in realtà il clacson di un camion, fatto schiantare intenzionalmente contro le recinzioni della città. Morgan ferma il frastuono, ma non quello che sta succedendo dentro le mura. Non zombie, ma umani che di umano hanno ben poco, che iniziano a saccheggiare, picchiare ed uccidere chiunque abbiano davanti: sono i Wolves. Nonostante la devastazione generali, il gruppo riesce a controbattere l’offensiva, vediamo Carol ridiventare invisibile mimetizzandosi nel contesto e ritrasformandosi in Terminator, assassina a sangue freddo che difende la sua casa e la sua famiglia. Ci rendiamo conto, o i creatori vogliono farci capire, che il gruppo originale, quello partito da Atlanta, è in grado di badare a se stesso anche senza la presenza dei loro leader.

Nella 6×03 assistiamo a cosa succede al gruppo impegnato nella missione. Quindi si tratta dello stesso evento analizzato e mostrato da più punti di vista. Vediamo che il gruppo decide di dividersi per cercare in qualche modo di portare a compimento la loro missione. Ci sarebbero diverse cose da dire, ma nonostante ciò, l’unica cosa che mi viene in mente, scrivendo della 6×03, è Glenn. Glenn, Michonne ed altri di Alexandria si muovono in gruppo per raggiungere casa, due restano feriti, e per riposarsi e medicare le ferite raggiungono un centro abitato e si mettono al riparo in un negozio di animali. Glenn si separa dal gruppo assieme a Nicholas per incendiare un edificio, in modo tale da distrarre gli zombie. I due raggiungono l’edificio interessato, ma è già andato a fuoco: cosa fare ora che sono allo scoperto? Nicholas è incerto nelle mosse, non è abituato a ragionare con calma e sangue freddo. La sua incertezza costerà loro cara? I due vedono gli zombie e correndo per cercare rifugio finiscono in un vicolo cieco. I vaganti, con la loro carne putrefatta penzolante, si avvicinano sempre di più e bramano le loro viscere. I due caricano i colpi nelle loro pistole e sparano, ma le munizioni non sono sufficienti a colpire tutte le loro teste. Finiti. Saltano su un cassonetto della spazzatura, lì non possono essere raggiunti. Nicholas è colto da un momento di assenza, tutto attorno a lui è ovattato, non riesce a sentire nulla. In quel momento Nicholas estrae la pistola e ringrazia Glenn per ciò che ha fatto per lui. Pistola alla tempia: bang! Il ragazzo, ricoperto in viso dal sangue dell’altro, cerca di sorreggerlo, una reazione istintiva, perde l’equilibrio e cade sull’asfalto, ai piedi di quella mandria di zombie, che si piegano sui loro corpi. Vediamo un primo piano di Glenn e i vaganti impegnati a staccargli gli organi interni divorandoli avidamente. La camera si allontana e vediamo concludersi l’episodio in una scena non proprio rosea per il nostro amato compagno.

Ma cosa succede veramente a Glenn? Non c’è stato fornito alcun dettaglio in merito. Infinite sono le speranze di un Glenn ancora vivo. Uno dei personaggi che maggiormente è evoluto nelle stagioni, diventando sempre più uno dei più coraggiosi. Quali sono le possibilità che girano sul web?

  1. Glenn è morto per davvero e quello è stato l’addio al suo personaggio;

  2. Glenn nella caduta è sotto Nicholas. Le carni dilaniate non provengono dunque dal corpo del nostro amato personaggio. Glenn grida per il panico e il terrore. Riuscirà a salvarsi infilandosi sotto il cassonetto o grazie all’intervento di qualcuno;

  3. Tutto ciò che vediamo è frutto della mente di Nicholas, il quale stava avendo delle allucinazioni. Magari in realtà è svenuto e nelle puntate successive lo vedremo vivo, dopo essere stato messo in salvo da Glenn.

Io tra le tre propendo per la seconda. Infatti vediamo che i due cadono dal cassonetto così, quindi Nicholas è sopra Glenn.

glenn3

Nonostante da quest’altra inquadratura non vediamo nessuno sul petto di Glenn (probabilmente fatto intenzionalmente dai creatori per lasciare il dubbio nei fan)

glenn

Siamo abbastanza certi da quest’altra inquadratura, che il corpo che gli zombie stanno divorando è più in alto del vero petto di Glenn.

glenn2

Lo scopriremo nei prossimi episodi di The Walking Dead. Buona visione.

GREY’S ANATOMY – 12X05 “Guess Who’s Coming To Dinner?” – OPINIONI

Il momento è arrivato. Quel momento in cui, mentre bevi un drink, ti sembra andare di traverso; quel momento in cui tossisci perché hai respirato mentre stavi buttando giù un sorso d’acqua ed hai mandato per un millesimo di secondo in tilt l’epiglottide; quel momento per la nostra Meredith è arrivato, ma non solo per lei, anche per noi.

L’episodio ha ripercorso l’attimo in cui la dott.ssa Grey apre la porta della sua casa e trova davanti a sé Callie con la sua nuova compagna, ovvero Penny, aka colei che “ha ucciso Derek”.

Meredith è colta di sorpresa. Non sa cosa fare, le invita ad entrare senza dire nulla e cercando di essere il più gentile possibile, anche con chi non è solita farlo. Inizia a comportarsi stranamente, soprattutto agli occhi di Alex, che nota una Meredith non a suo agio, nonostante sia con persone con le quali ha condiviso tanto, tutto. Alex non riesce a capire cosa c’è non va. Meredith è intenzionata a non dire nulla o forse solo sopraffatta dagli eventi, anche perché è stata investita di nuovo da quella mancanza che sembrava aver affrontato e superato. La dottoressa prende in parte Penny e la avverte: berrai un drink, siederai con noi a tavola per cenare, andrai via e io non sarò costretta più a vederti. Queste le lapidarie parole di Meredith per la donna.

Nel momento in cui la Grey ha aperto la porta di casa, ho come rivisto la piccola Meredith su quella giostra che girava e girava, solo che stavolta intorno a lei non c’erano cavallucci dipinti, ma i suoi amici e colleghi travolti dalla frenesia di quella cena work in progress ancora ignari di tutto. Maggie corre avanti e indietro dal bagno per fare pipì, April prende in mano la situazione della cena mettendosi ai fornelli e ordinando a destra e sinistra di sminuzzare l’aglio, tagliare le carote, portare fuori la spazzatura.

Dopo alcuni tentativi di Penny di andare via con Callie, dopo una Arizona un po’ alticcia e una Amelia che cerca di far sentire a suo agio la nuova ospite, il pranzo è servito. Le pietanze sono cotte a puntino e meno male che c’era April a prendere il toro per le corna. Tutti siedono al proprio posto. Si cerca di conoscere la compagna di Callie, April chiede cosa facesse. Da lì, scoprono che è un dottore, che al momento è in cerca di essere reintrodotta nel programma di un altro ospedale, poiché quello in cui lavorava è stato chiuso. Meredith è sempre in silenzio, mette nel suo piatto dell’insalata; poi una goccia fa traboccare il vaso: la dottoressa Bailey, che aveva già sentito il nome di Penny, ricorda che il lunedì successivo avrebbe avuto un colloquio con la specializzanda per farla introdurre nel percorso di specializzazione del Grey+Sloan Memorial Hospital. Lì Meredith si ferma, non riesce a capacitarsi: fate sul serio? Lì è il momento in cui la dottoressa Grey svela le sue carte, presenta la “perfetta Penny” come colei che “ha ucciso suo marito”. La tensione si ispessisce, Amelia vuole sapere cosa è successo quella notte, tutti sono muti e fermi ai loro posti, incapaci di fare o dire qualcosa, paralizzati dal dolore e dall’imbarazzo. Anche Callie, in quel momento assente, resta pietrificata.

perfect penny killed my husband

perfect penny killed my husband 2

perfect penny killed my husband - amelia reaction

perfect penny killed my husband - callie reaction

Il dolore per la perdita del loro caro amico è ritornato a galla, Amelia se la prende con Meredith, la aggredisce chiedendole come avesse potuto farle questo, ovvero non dirle nulla nel momento in cui Penny ha varcato la soglia della loro casa. Meredith, come se non fosse stato già abbastanza, esplode: “Io non ti ho fatto proprio niente. Ho perso mio marito e il padre dei miei bambini e tu staresti cadendo a pezzi?? Io non posso permettermelo perché ho tre figli! Quindi per favore chiudi la bocca e fuori dalla mia stanza! Portala (riferito a Owen, ndr) via da qui prima che la uccida”, parole fortissime e Meredith che mi è sembrata una leonessa. 

perfect penny killed my husband - meredith reaction

Questo è ciò che accade durante quella serata. Oltre all’evento clou, vediamo un leggero riavvicinamento tra April e Jackson, forse la Kepner ha capito finalmente che ad Avery serviva solo un po’ di spazio e spero vivamente che si riavvicinino ancora di più poiché amo i #Japril. Inoltre, se potessi shipperei le #RobNer (non so se esista già una ship tra Arizona ed April, se c’è e NON è RobNer, scusate): le adoro! Il tentativo di riappacificazione tra la Wilson e la Edwards sembra andare bene, fino a quando le parole di Joe o le interpretazioni errate di Stephanie incrinano ancora di più il rapporto tra le due. Maggie e il nostro – italianissimo – dottor DeLuca sembrano avvicinarsi di più, mentre lei è in ospedale a seguito di una infezione delle vie urinarie: molto romantico!!

Grey’s Anatomy è una serie tv con solo assi nella manica. Questa stagione dodici mi sta piacendo e coinvolgendo molto più di quanto non lo abbia fatto la undicesima. Dunque non posso fare a meno di dare un 9,5 a questo episodio e dire a Shonda: Ad Maiora Semper!

GREY’S ANATOMY – 12×04 OLD TIME ROCK and ROLL – OPINIONI

Grey’s-Anatomy-12x04Wow! Wow! Wow! Non so cos’altro dire se non Wow! La nostra cara Shonda, che in passato ci ha fatto passare molte pene, ne sa una più del diavolo. Il primo episodio di Grey’s Anatomy è stato trasmesso negli Stati Uniti il 27 marzo 2005: sono trascorsi più di 10 anni, siamo cresciuti assieme agli specializzandi, poi medici ed ora, alcuni, primari. Dieci anni e non un tentennamento, forse ci possono essere stati dei momenti leggermente down, ma, ragazzi, 10 anni. Una decade trascorsa a narrarci le storie di pazienti, casi gravi e meno gravi. Una decade piena di risate e lacrime, un mix perfetto tra tutti i personaggi.

Grey’s Anatomy è quel grande lavoro di cooperazione che è, grazie al lavoro di tutti, grazie al fatto di essere una serie corale, ed anche se Meredith sarà sempre vista come la protagonista, non è mai stato, e nemmeno lo sarà mai, un one-man-show. Tutti i personaggi presenti, vecchi e nuovi, ricevono la giusta dose di attenzione, approfondiamo la loro conoscenza: anche dopo dieci anni riusciamo a scoprire cose che non pensavamo minimamente. Grey’s Anatomy è un procedere a piccoli e decisi passi, questa serie ha il ritmo giusto, l’energia giusta, non mi viene altro da aggiungere.

Per quanto riguarda l’episodio andato in onda stanotte, 16 ottobre, intitolato Old Time Rock and Roll, è stato bellissimo. Dopo un’introduzione alla stagione dodici di 3 episodi, in questo quarto sentiamo parlare di Derek. Tante persone avevano reagito non proprio bene dopo la 12×01, poiché il tema Stranamore non era stato toccato minimamente, nonostante Shonda avesse già deciso di farci assistere ad “una puntata lunga un anno”, in cui abbiamo assistito al chiudersi in riccio di Meredith, al voler metabolizzare da sola la tragedia, da sola con i suoi bimbi e il nuovo in grembo. Sarebbe stato troppo presto consumare questa fiamma nella 12×01, ora siamo qui, al 12×04. Meredith, durante il caso di una donna ultraottantenne che ha trovato l’amore e parlando con Maggie, ragiona sul fatto di essere ora vedova e di non sentire la necessità di altro, si è resa conto di non pensare per nulla né all’amore e né al sesso, Meredith Grey è “fuori dal business“, ha chiuso bottega. Ha avuto la più bella storia d’amore che potesse desiderare, tanto bella ed immensa da averle colmato ogni necessità passata e futura.

Il punto cardine dell’episodio è una festa, organizzata dalla Grey. Gran parte degli eventi ruotano attorno alla possibilità di andarci o meno. Joe invidia il modo in cui la dottoressa Shepherd guarda fieramente la Edwards e non capisce il motivo per cui venga esclusa dal giro, nonostante sia anche la compagna di Karev. Durante l’episodio Joe mina la fiducia che Amelia ha per Stephanie definendola una bugiarda e ciò che le è stato detto, apparentemente per sfuggire ad un caso assegnatole dal capo, era stato inventato di sana pianta. Cosa poi smentita dal dottor Webber. Si incrinerà dunque il rapporto tra la Wilson e la Edwards?

Il rapporto Arizona/April è sempre un buon modo per farsi due risate. Durante l’episodio le due di mettono d’accordo sullo scoprire se sia Jackson che la nuova compagna di Callie saranno presenti alla fatidica festa della sera. Ebbene sì, conosceremo questo “nuovo” personaggio, una scena conclusiva che preannuncia una emozionante 12×05, Meredith scopre, non appena apre la porta, che colei che accompagna Callie è la dottoressa che voleva fare assolutamente una TAC a Derek, ma che non fu ascoltata dai colleghi, colei che a fine 11×21 chiede scusa a Meredith: inutile descrivere lo sguardo pietrificato della Grey.

Molto bello è stato il momento in cui Meredith prende il gruppo di specializzandi e spiega loro il modo più empatico per comunicare alle famiglie dei pazienti la perdita di un loro caro. Davvero toccante.

Dunque se dovessi dare un voto all’episodio sarebbe un bel 9, mi sento di darlo con totale tranquillità in attesa della 12×05.

PRONTI PER IL CHECK IN? 5×01 American Horror Story

> Se non hai visto l’episodio 5×01, per te questo post potrebbe contenere spoiler <

americanhorrorstory_hotel

Rieccoci! Ieri sera è andato in onda negli USA il primo episodio dell’attesissima quinta stagione di American Horror Story, serie tv firmata Ryan Murphy e Brad Falchuk e che da cinque anni a questa parte puntualmente ci mette i brividi.

Questa stagione è ambientata in un hotel, uno di quelli spaventosi, dai lunghi corridoi, dai colori caldi, ma scuri e tetri, uno di quelli in cui non appena entri, ti sembra di sentire una voce urlare: “Wendyyy?!”. All’interno di questa location, completamente art decò, posizionata al centro di Los Angeles, incontriamo alcuni dei personaggi che ricorreranno nello show con i loro ruoli cupi. Infatti, non cambia la struttura di American Horror Story che vede sempre un gruppo di anime perse intrappolate in un luogo infestato, sia esso una casa, una congrega o la carovana di un circo.

Quello che capiamo dalla premiere è che chiunque entri in quell’albergo, dopo aver fatto il check-in con un’adorabile Kathy Bates, non ne metterà più piede fuori: sì perché è sufficiente che gli ospiti entrino nelle loro camere per essere resi incoscienti e ingabbiati e torturati o violentati da un essere, un uomo senza volto e alquanto disgustoso. In questo pilot ci sono stati introdotti tutti i personaggi (o comunque gran parte di essi), tra cui un ufficiale di polizia del tutto normale che si reca nell’albergo per soggiornarvici e che scopriamo avere un forte legame con il luogo: il suo figlioletto scomparso Holden.

L’inizio è in perfetto stile American Horror Story, ma si sente la mancanza di Jessica Lange, oramai regina indiscussa di questa serie; si sente la mancanza dei suoi sguardi e delle sue gesta, sarebbe stato bello vedere un possibile scambio di battute tra lei e la new entry Lady Gaga. Questo è stato un episodio che, a mio parere, merita un 7.5 poiché mi sarei aspettata un po’ di ordine, ovvero: data l’eccentricità, l’orrore, il disgusto mi sarei aspettata un po’ di linearità, giusto per equilibrare il prodotto. Ho trovato, infatti, che ci fossero troppi eventi, troppa carne sul fuoco: due episodi di ospiti ignari che vengono uccisi, il caso che segue la polizia di un uomo incastrato in una donna e con le mani inchiodate nella testiera del letto, cinema all’aperto con orgia sanguinaria, flashback dei personaggi angoscianti per riuscire ad inquadrarli, flashback del detective nel giorno in cui il figlioletto viene rapito, voce misteriosa di un uomo con cappello che chiama il detective e cerca di farlo cadere in trappola (ed è probabilmente colui che ha rapito Holden), il personaggio di Will Drake intenzionato ad acquistare l’albergo. Spero di non essermi dimenticata nulla.

Gli eventi che accadono sono tanti da sembrare di essere stati travolti da un vortice, probabilmente l’intento era voluto e va bene, ma ho trovato che alcuni elementi fossero scollegati l’uno dall’altro, seppur non ci è stato detto nulla di più di ciò che il primo episodio ci ha presentato: nella sua confusione è stato esaustivo. Non ci resta che aspettare il secondo episodio.

Felici incubi!

Qui l’episodio.

GREY’S ANATOMY – Opinioni sui primi due episodi 12X01, 12X02

greys-anatomy12x02-11-e1443527760252Non so minimamente quale possa essere l’asso nella manica di Shonda Rhimes, ma tanto di cappello a lei e agli altri sceneggiatori, in grado ancora di offrire un, a mio parere, ottimo prodotto dopo dodici anni.

Ebbene sì, settimana scorsa è iniziata la dodicesima stagione del medical drama più amato: Grey’s Anatomy. Molti fan dopo aver assistito ufficialmente, durante la stagione undici, alla già preannunciata morte del Dr Stranamore e aver raccolto i cocci dei sogni infranti dei molti che volevano i MerDer per sempre felici e contenti mano nella mano, hanno promesso che avrebbero smesso di seguire lo show poiché la sopracitata Shonda aveva esagerato e aveva pian piano eliminato le colonne di questo programma.

Nonostante siano state versate lacrime per la perdita del caro Derek, la sua precedente assenza dal telefilm mi aveva un po’ preparato al non vederlo più tra i corridoi del Grey Sloan Memorial Hospital: indipendentemente dal motivo, era comunque lontano dai miei occhi e, si sa il detto, “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”.

Infatti, nell’episodio 12×01, intitolato SledgeHammer, ho provato tante emozioni, eccetto la mancanza di Derek, anzi Derek chi? E’ stato un episodio esplosivo, frizzante, intenso, ma anche divertente. Abbiamo ripreso i drammi dei Japril là dove li avevamo lasciati e finalmente la Bailey potrà vivere quello per cui ha lottato per tutti questi anni: il posto di capo.

Nella 12×02, intitolata Walking Tall ed andata in onda stanotte negli USA (e disponibile qui in subIta), molte cose sono successe e tutte sono state spinte alla massima potenza dalla Bailey, ora capo in carica. Il suo entusiamo misto a tensione l’ha portata ad essere sopra le righe, pretendendo l’impossibile dai suoi medici e soffocandoli con tempi strettissimi, a fine episodio – dopo aver ascoltato Webber – ha chiesto scusa all’equipe, complimentandosi comunque con loro per aver reso possibile l’impossibile. Meredith è stata per la Bailey il suo punto fermo, la calma al centro dell’uragano, colei che è pronta a diventare il primario di Chirurgia Generale. I Japril sono riusciti finalmente a parlare, ma April cosa si aspettava mai? Davvero me lo chiedo. Aveva bisogno di processare quanto successo, ha deciso di partire in guerra come medico di campo con Hunt, tra i vari avanti e indietro è stata via più di un anno e Jackson era sempre lì ad essere comprensivo con lei e venendole incontro. Lei però non è stata così con lui, entrambi hanno perso un figlio, anche Jackson aveva bisogno di vivere il post-trauma, ma non abbiamo visto nulla di tutto ciò e, nell’episodio 12×02, lui è stato molto chiaro; ma April non si arrende.

Questi sono stati i punti principali dell’episodio, che si è sviluppato con una scioltezza incredibile e sono grata di poter guardare con lo stesso interesse questo prodotto per la tv. Molti credono che Shonda sia un boia con un accetta pronta, dietro l’angolo, a decapitare il prossimo personaggio amato. Io non credo che sia così, anche perché “squadra che vince non si cambia”. Dobbiamo però ricordarci che sono passati dodici anni e che dietro i nostri amati personaggi ci sono persone reali che vanno avanti con la loro vita e la loro carriera, che hanno reso grazie al ruolo avuto, ma che hanno – e che hanno avuto – bisogno di evolversi. Tutto nella vita cambia, anche noi nel nostro piccolo cambiamo ed aspiriamo al meglio, nulla resta uguale. Io personalmente non ritengo sia una brutta idea quella di inserire via via personaggi nuovi che ci permettano di assistere a nuove avvincenti dinamiche, senza però snaturare il prodotto.

Quindi, vai Shonda, gioca tutte le tue carte.

Tracce di James Dean #001

Traduzione LIBERA e NON UFFICIALE di un brano tratto da “James Dean“, scritto da George Perry.

Negli anni 50 il ristorante Villa Capri di Patsy D’Amore a Nord di McHadden Place, Los Angeles, era un popolare luogo di incontro per le nuove star di Hollywood, e James Dean cenò lì spesso. Alla fine del settembre 1955 aveva appena completato Il gigante, il suo terzo film, ed era in vena di festeggiamenti. Era arrivato a Villa Capri nel suo ultimo acquisto – una nuova Porsche 550 Spyder, acquistata in seguito al grande successo raggiunto poco prima. Tra gli ospiti c’era Alec Guinness, l’attore inglese che aveva da poco trionfato ne La Signora Omicidi, e sarebbe di lì a poco diventato una vera star ne Il ponte sul fiume Kwai. Jimmy con grande entusiasmo gli mostrò la sua piccola auto da corsa parcheggiata al bordo del marciapiede. Guinness successivamente ricordò nella sua autobiografia: “Mi resi conto che stavo dicendo, in una voce che potevo difficilemente riconoscere come la mia, ‘per favore, non entrare più lì dentro’ – guardai il mio orologio – ‘Ora sono le dieci (di sera) di venerdì 23 settembre 1955. Se entri in quella macchina sarai trovato morto nel giro di una settimana’ “.

Una settimana dopo quel giorno, il 30 settembre, il ventiquattrenne Jimmy era diretto ad est, da Los Angeles verso Salinas, per gareggiare con il suo proiettile d’argento, che lui aveva chiamato Little Bastard. Le corse d’auto erano diventate per lui una passione tanto quanto la recitazione e al termine di un intenso calendario di impegni per il film, testare la sua nuova auto e le sue qualità di pilota sulla strada che portava a Salinas era una prospettiva liberatoria.

Nel viaggio lungo 300 miglia fu accompagnato dal Rolf Weuterich, un meccanico della Porsche che da adolescente era stato pilota della Luftwaffe durante la guerra. Weuterich lavorava in una sede distaccata del quartier generale con sede in Germania, sita al 1219 North Vine Street ad Hollywood, il concessionario della West Coast per queste super car. Seguendoli ad una breve distanza da loro, in una Station Wagon della Ford del 1955 sempre appartenuta a Dean, c’erano Bill Hickman, uno stunt driver che gli aveva insegnato molto sulle auto, e Sanford Roth, un fotografo che stava facendo un book fotografico sulla star per Collieres, all’epoca una delle più famose riviste settimanali.

A circa 170 miglia da Los Angeles, due autostrade si incrociato a Cholame – la Statale 466 diretta ad ovest da Bakersfield a Paso Robles e la Statale 41, che univa Fresno e il nord-est – ed esse formavano un incrocio ad Y. […]

Più tardi nel pomeriggio, a 27 miglia ad est di Cholame alla stazione di rifornimento, conosciuta come Blackwell’s Corner, Jimmy riconobbe la Mercedes 300 SL ad ala di gabbiano appartenente a Lance Reventlow, il figlio ventunenne dell’ereditiera Woolworth, Barbara Hutton. Dopo una chiacchierata di pochi minuti sulle performance delle rispettive auto restarono d’accordo di incontrarsi per cena a Paso Robles.

Le ombre iniziavano ad allungarsi e il sole scompariva piano piano davanti, mentre Jimmy continuava a guidare. Per diverse miglia la strada era dritta, ma risalendo le colline di Cholame iniziava a curvarsi. Passò davanti a diverse macchine più lente nel suo tragitto verso ovest, ad un certo punto calcolò male una manovra tanto che una Pontiac che veniva dalla direzione opposta dovette spostarsi sulla piazzola di sosta per evitare la collisione. Lui continuò lunga la curva e poi giù lungo la pendenza verso il punto dove la 41 si univa sulla destra.

Dalla direzione opposta, sulla 466, c’era una Ford Tudor Coupe che procedeva, era verniciata con il popolare stile a due toni di colore degli anni 50 bianco e nero, che le dava le sembianze di un cabinato della polizia. Donald Turnupseed, un ex marinaio ventitreenne, ed una matricola al California Polytechnic Institute, San Luis Obispo, stava andando a casa sua per il weekend a Tulare; lui doveva girare sulla 41, qui si posizionò sulla linea centrale con prontezza, Jimmy si stava avvicinando nella sua Spyder giù lungo la collina verso di lui. Turnupseed accelerò girare velocemente, poi frenò, slittò e si fermò, partì di nuovo, slittò. La sua esitazione fece accadere un incidente inevitabile – era impossibile interpretare le sue intenzioni. La Spyder si schiantò sul lato del guidatore della solida Ford, e rimbalzò sull’altro lato della strada, finendo su un palo del telefono. Gli interni della Ford restarono intatti, ma il paraurti era stato strappato via e lo scompartimento del motore era gravemente danneggiato. Il sottile telaio in alluminio della Spyder di Jimmy si era accartocciata così violentemente che, in un istante, divenne un mucchio di lamiere appuntite e senza forma.

Il volante di Turnupseed aveva colpito lo studente sul petto, il suo naso sanguinava e la sua spalla sinistra gli stava causando un fortissimo dolore. Fu in grado di uscire dalla sua auto. Altre macchine si fermarono e un guidatore si allontanò per cercare il telefono più vicino per avvertire la polizia. Weuterich fu sbalzato fuori al momento dell’impatto e giaceva gravemente ferito sull’autostrada. Jimmy restò intrappolato nei resti della Spyder e la sua t-shirt bianca era intrisa di sangue. Una donna che aveva lavorato come infermiera percepì un fievole battito, ma notò che aveva il collo rotto e che la respirazione sembrava essersi fermata. La morte apparve essere istantanea.

<<                                                                                                                                              >>