Il cuore piange.

Le cose brutte accadono, che siano previste o meno fanno parte della nostra vita. Queste cose ci fanno piangere, inveire, ci fanno sorgere delle domande alle quali mai avremo risposta certa e che, forse, mai vorremmo sentire perché non saremmo in grado di capirla ed accettarla. Le cose brutte provocano dolore, ma alcune ti lacerano nel profondo, ti spezzano tutto: il respiro, le ossa, il cuore.

Svegliarsi la mattina e sapere di non poter più vedere una persona, guardarla negli occhi, sorriderle, chiederle come sta. Nella vita ogni attimo è rilevante, dietro un attimo si può nascondere un mondo.

Non sono brava con le parole, quando vedo qualcuno vicino a me stare male temo, parlando, di farlo stare peggio; temo di non essere d’aiuto perché il più delle volte sono situazioni per le quali non si può fare nulla concretamente ed è frustrante. In tali situazioni di impotenza l’unica cosa che si può fare è sperare e pregare, sperare e pregare dal profondo del cuore.

Nonostante in questo anno io mi sia laureata, tristi notizie mi hanno investito. Diverse sono le persone che ora si fanno compagnia lassù e ci guardano assieme: il papà del mio compagno, un mio collega di università, una vecchia compagna di scuola e mio zio, a cui – nonostante le poche parole – volevo un mondo di bene.

Ciao Zio, ciao anime belle.

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Helping Hand

Internet è una grande opportunità, non c’è bisogno che lo dica io. Se uno strumento è usato correttamente, fa solo cose buone.

Come potete vedere in un paio di post fa, ho finalmente terminato in marzo 2015 il mio percorso formativo universitario ed ho sempre sognato la Gran Bretagna come viaggio premio.

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In questi anni universitari ho studiato e lavorato contemporaneamente anche per cercare di mettere da parte un po’ di soldi per il futuro e per situazioni extra come, ad esempio, un viaggio, ma è risaputo che mettere da parte un po’ di soldi in questo momento storico è davvero un’impresa. Una parte del denaro ricevuto dai miei parenti come regalo di laurea contribuirà a questo viaggio, ma la Gran Bretagna non è per nulla cheap e quello che ho riuscirà a malapena a coprire i costi di viaggio.

Ho deciso, dunque, di utilizzare uno strumento disponibile sul web, ovvero quello del crowdfunding attraverso il sito #1 al mondo di raccolta fondi (www.gofundme.come). Il crowdfunding è “un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni. E’ una pratica di microfinanziamento dal basso che mobilita persone e risorse” (Wikipedia).

Il perché è dovuto al fatto che nel mondo ci sono persone che vogliono aiutare e ne hanno la possibilità, anche contribuendo in minima parte, ed ogni aiuto è sempre gradito, e come un proverbio salentino dice “Ogni petra azza parite”, cioè ogni pietra serve a costruire un muro, anche una piccola pietra.

In momenti storici come questo è bello essere in contatto con la positività che trasmette questo sito: è importante avere la possibilità di aiutare qualcuno direttamente, anche se si trova lontano da noi. Spesso, quando si dona alla cieca, non si sa come quei fondi verranno utilizzati e se serviranno veramente allo scopo iniziale. Attraverso questo sito le persone che richiedono un aiuto si espongono senza fronzoli raccontando la propria storia.

Per chiunque volesse contribuire anche in minima parte alla mia campagna:

http://www.gofundme.com/vcqup4

Mettete un Like alla campagna e condividete.

Comunque vada, grazie a tutti Voi.

“Bugie, lagne e caos” – LIFE UNEXPECTED

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Se c’è un telefilm del quale io non condivida quasi in toto le scelte fatte dagli sceneggiatori, questo è proprio Life Unexpected, ma partiamo dall’inizio…

Ero in cerca di una serie tv da guardare e spulciando su qualche sito – di cui ora non ricordo i nomi – mi sono imbattuta in questa serie suddivisa in 2 stagioni, cancellata a causa dei bassi ascolti. Ma perché ho deciso di guardarlo? Beh, in primis mi sono fatta incuriosire dal cast, ossia attori ed attrici che nel corso degli anni avevo un po’ perso di vista, infatti troviamo: Shiri Appleby, alias Liz Parker per chi è stato avvicinato al misterioso mondo degli alieni, di Roswell e dell’Area 51 grazie al telefilm del 1999; Kerr Smith, alias Jack McPhee in Dawson’s Creek, pietra miliare telefilmica per gli adolescenti di fine anni novanta e primi duemila; Kristoffer Polaha, conosciuto solo recentemente in The Ringer (altro tf con protagonista la “cacciatrice” per eccellenza, Sarah Michelle Gellar) e in Back In The Day, film non ancora uscito in Italia. Oltre ad essi ci sono altri personaggi secondari impersonati da attori sempre incontrati nel mio passato telefilmico.

Dopo tutto ciò, torniamo a noi.

Life Unexpected (2010) gira intorno alla storia di una ragazza di 16 anni – Lux – data in adozione subito dopo la nascita da una ragazza madre – Cate. Nessuno però vuole dedicarsi a lei a causa di un difetto cardiaco e passa tutta la sua vita da una famiglia affidataria all’altra. In prossimità del suo sedicesimo compleanno decide di ricercare i suoi veri genitori, ancora legalmente legati a lei, affinché possa ottenere l’emancipazione ed essere finalmente libera dal mondo dell’affidamento.

Dunque, la storia tutto sommato può anche essere interessante, ma credo che non sia stata sviluppata in modo corretto, o meglio, tutto l’entusiasmo iniziale sembra sfumare, sgonfiarsi dopo i primi episodi della prima stagione, dopo i quali gli sceneggiatori hanno, a mio parere, cercato di tenere alta l’attenzione degli spettatori con storie e tira e molla di sfondo della durata di un paio di episodi e niente più. I personaggi principali della storia sono ovviamente mamma e figlia, le quali, nonostante non siano cresciute insieme, sembra che abbiano ereditato in un certo qual modo gli stessi difetti: entrambe inclini alle bugie, un tantino egoiste e terrorizzate dalla stabilità.

Ciò che non mi ha coinvolto nella storia è stato il voler complicare intenzionalmente una storia simile, introducendo altra carne sul fuoco come se la tematica iniziale non fosse già sufficientemente profonda e delicata. Tutti i personaggi sembravano fuori sincrono, le azioni avevano sempre un tempo ed un luogo sbagliato: per carità anche questo tiene in vita una storia, ma se tutto ciò continua a ripetersi a non finire il tutto diviene troppo irreale. È vero che parliamo di finzione, ma si toccano tematiche potenzialmente reali. Avevo come la sensazione di trovarmi di fronte ad un puzzle, non per la complessità della storia, ma perché ogni tassello del puzzle sembrava non combaciare ed incastrarsi con nessun altro pezzo.

La serie è partita con una buona marcia, ha iniziato a perdere quota verso la fine della prima e l’inizio della seconda, per poi cercare di risollevarsi con altre problematiche concrete e terminare la serie con un “e vissero tutti felici e contenti” raffazzonato e con il quale sono in totale disaccordo. Il mio voto non va oltre il 6,5: un telefilm da compagnia, ma che di certo non ho divorato.

Carla V.